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Economia e Finanza

DIETRO LE QUINTE/ La "manovra elettorale" di Renzi che può aiutare la ripresa

Pier Carlo Padoan (Infophoto)Pier Carlo Padoan (Infophoto)

Dunque, lo stimolo di politica monetaria della Bce "continuerà per tutto il tempo necessario al raggiungimento del nostro obiettivo", cioè una crescita dei prezzi al consumo vicina al 2%: vivremo ancora a lungo sotto l'effetto della droga.

La deflazione, del resto, non è affatto vinta, i prezzi nell'area euro sono attorno alla zero e anche negli Usa prevalgono spinte deflazionistiche come dimostra l'ultimo calo dei prezzi alla produzione. E ciò rischia di invertire le aspettative, aprendo la strada a una nuova fase di ristagno. Non sarà la "stagnazione secolare" paventata da Larry Summers, ma può diventare in ogni caso lunga e preoccupante. 

La Bce e la Banca d'Italia manifestano anche un'altra preoccupazione: il credito bancario ristagna e ciò incide in modo determinante sulla stasi degli investimenti. È vero, anche qui ci sono i primi segnali positivi: dopo sei anni di caduta sono ricominciati i finanziamenti alle imprese. E qualcosa si muove anche nei mutui, nonostante il mercato immobiliare resti depresso. Tuttavia, secondo i banchieri centrali, è troppo poco e forse anche troppo tardi. La pioggia di moneta scesa da Francoforte, non è stata sufficiente: l'acqua abbonda, ma il cavallo non beve. Siamo ancora dentro la trappola della liquidità anche perché le banche, là dove si è scatenata la grande tempesta, non sono ancora tornate pienamente a fare il loro mestiere. Molte speranze in Italia sono riposte sulla bad bank alla quale affidare una buona parte dei crediti inesigibili. Tuttavia è un percorso a ostacoli: interni (cioè chi paga e quanto può dare il governo?) ed esterni (il rischio che l'Ue li consideri aiuti di Stato). 

Quanto durerà la manna della Bce? Finora la strategia di politica economica ha seguito la massima cautela: mettiamo i motori al minimo e teniamo la barra dritta in modo da non finire tra gli scogli. Così, la motonave Italia ha varcato lo stretto, evitando Scilla e Cariddi, sospinta anche dal vento di Draghi. A mano a mano che il vascello entra in mare aperto, però, l'energia dovrà arrivare dall'interno. Il timoniere Padoan lo sa bene. Quanto a Renzi, adesso vorrebbe fare il fuochista e gli frulla in testa di trasformare la sentenza negativa della Consulta sulle pensioni in una occasione propizia. 

L'idea è di proporre uno scambio: restituire il maltolto solo ai pensionati medio-bassi e preparare un alleggerimento fiscale anche per le partite Iva che sono state escluse dagli 80 euro. Un doppio segnale sociale e politico: l'uno per i ceti ai quali si rivolge la sinistra del Pd e l'altro per la tradizionale base elettorale leghista e berlusconiana. 

Il capo del governo sa bene che non ha i soldi per fare quel che vorrebbe, ma c'è da scommettere che metterà sotto pressione il Tesoro, la Ragioneria e i suoi consulenti di palazzo Chigi pur di cavare il ragno dal buco. Per lui l'en plein politico, per il Paese la stampella che manca per dare alla ripresa una più solida base domestica. Forse non ci riuscirà, ma il pie' veloce Renzi, ammaccato dagli insegnanti, assediato dalle lobby, boicottato dalla burocrazia pubblica, contestato ormai da tutti i sindacati, non può fare a meno di provarci.

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