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DIETRO LE QUINTE/ La "manovra elettorale" di Renzi che può aiutare la ripresa

L'economia italiana ancora stenta a ripartire e Renzi potrebbe stimolarla con una manovra utile anche ai fini politici. STEFANO CINGOLANI ci spiega di cosa si tratta

Pier Carlo Padoan (Infophoto) Pier Carlo Padoan (Infophoto)

Va bene, Pier Carlo Padoan ha vinto la scommessa: la ripresa sta arrivando davvero. Gufi di tutta Italia, nascondetevi. Anzi, dovremmo dire nascondiamoci perché anche noi abbiamo dubitato a lungo. Per la verità, non siamo del tutto convinti che l'economia italiana viaggi sicura verso una crescita dell'1%. Sarebbe prudente attendere almeno i dati del secondo trimestre. Tuttavia questa settimana è arrivata una vera e propria pioggia di buone notizie, a cominciare dall'aumento dei contratti a tempo indeterminato, passando per i buoni risultati che emergono dai bilanci delle imprese in quasi tutti i settori (la macchia nera resta l'edilizia dove il tonfo è stato più profondo e probabilmente duraturo), mentre l'Istat ha sfornato un aumento del prodotto lordo dello 0,3% che non è molto rispetto alla Francia (+0,6%) o alla Spagna (+0,9%), ma è pur sempre superiore alle aspettative. La Germania rallenta (solo +0,3%) il che è male per il nostro export, però è uscita dalla crisi prima e meglio degli altri.

Dunque, fa bene Padoan a insistere che la nave va e viaggia a un ritmo persino superiore alle attese. Matteo Renzi ha detto che tre decimali non lo soddisfano, ma il ministro dell'Economia si trincera dietro un "wait and see" pronunciato con un sorriso sornione. Del resto, la sua esperienza, la sua dottrina, gli anni trascorsi tra il Fondo monetario e l'Ocse dove si macinano statistiche da colazione al dopocena, gli hanno conferito l'autorevolezza per sentenziare sulla congiuntura. Ma allora che cos'è che non quadra? 

Prendiamo l'occupazione. Tito Boeri, parlando sia da economista che da presidente dell'Inps sostiene che è troppo presto per giudicare se si stanno creando posti di lavoro nuovi di zecca in grado di far scendere la disoccupazione, oppure se siamo di fronte a contratti sostitutivi, spinti dagli incentivi pubblici. Sia chiaro, è positivo che la precarietà venga ridotta; ha ragione Renzi a sottolinearlo. Tuttavia l'occupazione segue la ripresa, ma non con lo stesso ritmo. 

Negli Stati Uniti il tasso di disoccupazione si è dimezzato e il Paese si sta avvicinando al pieno impiego, soprattutto grazie al traino della crescita. La Germania ha utilizzato politiche attive del lavoro che ruotano attorno all'Agenzia per l'impiego. In Italia la crescita, pur nel migliore dei casi, resterà inferiore a quella americana e a quella tedesca; mentre le politiche attive stentano, l'agenzia non decolla, e il lavoro resta scarso. Così, il tasso di disoccupazione non scenderà sotto dieci punti almeno fino al 2019.

Altro punto debole: gli investimenti. Lo si vede anche dai dati Istat. C'è un qualche risveglio della domanda interna dovuto a una stabilizzazione del mercato del lavoro e a un aumento del reddito disponibile grazie alla discesa dei prezzi (gli effetti degli 80 euro sono ancora minimi dopo essere stati nulli l'anno scorso). Ma non si può parlare di una ripresa trainata da un sano e sostenuto ritorno del mercato domestico.

La svalutazione dell'euro e il crollo del prezzo del petrolio restano i fattori dominanti che hanno mosso la congiuntura europea mentre, come ha ricordato Mario Draghi al Fondo monetario internazionale, "le famiglie e le imprese sono molto esitanti ad assumere rischi economici. Per questo ci vorrà diverso tempo prima che possiamo dichiarare vittoria".