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SENTENZA PENSIONI/ Ecco chi pagherà rimborsi e diritti acquisiti

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Chissà se i giudici costituzionali hanno riflettuto sulle motivazioni, le ragioni e il contesto in cui quella norma è stata approvata, chissà se ricordano l'andamento della curva dello spread e lo spettro del default che incombeva sul Paese. Ma soprattutto, chissà se hanno riflettuto su un concetto che dovrebbe essere alla base di una visione di sviluppo del nostro sistema democratico, un concetto che troppe volte viene dimenticato, tralasciato, sminuito e accantonato, ma che meriterebbe, eccome se la meriterebbe, un'adeguata tutela costituzionale: "l'equità generazionale". 

Ricordiamoci, infatti, che lo Stato non paga mai con soldi propri, paga con quelli dei contribuenti, presenti o futuri che siano. Un'altra volta saranno quindi le generazioni più giovani, con maggiori tasse e contributi sociali, a doversi fare carico del buco che si aprirà nei conti pubblici a seguito di un intervento della Corte costituzionale e che appare palesemente rivolto al passato, all'affannato mantenimento di uno status quo e che sembra non preoccuparsi dell'evoluzione del contesto sociale del Paese. 

Per queste ragioni, anche se indirettamente, la decisione della Consulta dovrebbe paradossalmente riaprire gli occhi del dibattito pubblico, politico e istituzionale sulla questione dell'equità generazionale del nostro sistema pensionistico, questione su cui nessuno ha il coraggio di mettere seriamente le mani, anche perché si tratta di andare a toccare dei diritti (o privilegi?) acquisiti, cosa assai difficile in Italia. 

Andando oltre le pensioni d'oro e le baby pensioni, lo squilibrio più grande è determinato dalle pensioni retributive, visto che chi ne beneficia tendenzialmente percepisce un importo molto superiore rispetto ai contributi realmente versati nel corso della propria vita lavorativa. Cosa che sarà ovviamente impossibile per le future generazioni, le stesse che oggi si trovano a pagare (parecchio) per un sistema previdenziale che non potrà assicurare loro nulla per la vecchiaia. Per quanto ancora potremo far finta di nulla?

Esiste solo una soluzione idonea a risolvere questo problema alla radice e sarebbe quella di rideterminare l'importo delle pensioni retributive, applicando il metodo contributivo per tutti. Un intervento di questo tipo non sarebbe giustificabile e auspicabile solamente sotto il profilo del contenimento e della razionalizzazione della spesa pubblica (ricordiamo che la spesa previdenziale assorbe circa un terzo del bilancio pubblico), ma risponderebbe soprattutto a un principio di equità generazionale, gravemente minacciata da quello che appare come un ingiustificato trasferimento di risorse a favore delle attuali generazioni di pensionati, ma a danno delle generazioni più giovani.

Probabilmente l'entità di questa sperequazione è colpevolmente sottostimata dalle stesse generazioni più giovani, che forse alla pensione nemmeno arrivano a pensarci, essendo quotidianamente alle prese con altri problemi legati al lavoro, alla disoccupazione, a un Paese che in generale sembra sempre più arroccato sulla difesa dei diritti acquisiti per pochi, piuttosto che mostrare interesse nel trovare una via di sviluppo che possa garantire condizioni migliori per tutti.


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COMMENTI
16/05/2015 - Il crivello della Corte Costituzionale (umberto persegati)

L'affermazione della Corte che l'interesse generale dei pensionati sarebbe stato irragionevolmente sacrificato, nel nome di esigenze finanziarie non illustrate in dettaglio, fa dedurre che: 1) se fossero state dettagliate, la norma si sarebbe salvata dalla dichiarazione di incostituzionalità; 2) il giudizio circa la ragionevolezza del sacrificio e le dettagliate esigenze finanziarie non spetta al Parlamento ma alla Corte. Si può aggiungere che la Corte poteva e doveva usare altro strumento a sua disposizione, come insegnato da S.Cassese, ex componente della Corte stessa, prima di emettere una sentenza dagli effetti dannosi per i giovani lavoratori, come ben messo in luce dall'articolista.