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Economia e Finanza

FINANZA & MERCATI/ Bond e azioni: quella doppia correzione "irrazionale"

Da aprile sui mercati finanziari euro-americani scendono sia le azioni che bond: una componente irrazionale si salda alle incertezze delle banche centrali, di LUCA PASSONI

Janet Yellen (Infophoto)Janet Yellen (Infophoto)

Sui mercati non è infrequente osservare movimenti significativi anticipati da incrementi di turbolenza, soprattutto sui rendimenti dei titoli di Stato. Quando questa turbolenza si prolunga è raro non rilevrane gli effetti anche sui segmenti azionari. Dalla fine di aprile abbiamo assistito a un evidente movimento negativo nelle quotazioni. Il ripegamento degli indici obbligazionari si è unito alla correzione dei principali indicatori azionari europei. Il movimento - che in altri periodi ha mostrato fasi sequenziali - ha evidenziato una marcata contemporaneità: allo stesso tempo i rendimenti dei bond sono saliti (da livelli oltremodo bassi), gli indici azionari sono scesi (da valutazioni non eccessive se inquadrate in uno scenario di inizio di ripresa economica).

La direzione dei due movimenti, in contemporanea, non trova una immediata lettura razionale (soprattutto i rendimenti dei titoli a lunga scadenza salgono quando inizia a confermarsi la fiducia in una ripresa economica, che dovrebbe corrispondere a una salita delle quotazioni azionarie). L’ampiezza della correzione degli indici azionari europei ha già annullato la differenza di rendimento che si era registrata rispetto ai principali indici del mercato Usa (sia da inizio 2014 che da maggio dello scorso anno). Il movimento nei tassi di interesse del debito pubblico europeo non li ha invece ancora fatti uscire dalla fascia di valori record recentemente raggiunti grazie alle bassissime prospettive di inflazione prevalenti nel nostro continente, che hanno convinto la banca centrale europea a iniziare il programma di acquisto di titoli sui mercati.

Recenti dichiarazioni di Bill Gross, fondatore di Pimco e oggi gestore in proprio, hanno definito i Bund lo "short" del secolo. Gross è però anche l'asset manager che ha liquidato tutte le sue posizioni in titoli di Stato Usa poco prima dell’inizio di una loro altrettanto scolare salita. Forse le cause della correzione di rendimento che stiamo vivendo non sono da ricondurre a una autorevole ma singola dichiarazione (per onestà Gross specificava di attendersi il riequilibrio dei prezzi dei Bund in maggiore prossimità dello scadere degli interventi della Bce), ma anche ad altre componenti.

Altra possibile origine di questo movimento può essere cercata nella ripresa dell’attività di erogazione da parte del sistema bancario continentale, ripresa che porta le banche a sostituire investimenti obbligazionari con concessione di prestiti. In questo caso vale la pena capire se la dimensione della ripresa attività bancaria può superare quella dell’intervento della Bce (che sostiene indirettamente anche l’attività più tradizionale degli istituti di credito): per ora sembra prematuro ritrovare solo qui la spiegazione del movimento anche perché l’evento dovrebbe essere letto positivamente dal mercato azionario.