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RIMBORSO PENSIONI/ La "guerra tra poveri" che vale 15 miliardi

Pubblicazione:domenica 17 maggio 2015

Renzi e Padoan (Infophoto) Renzi e Padoan (Infophoto)

L’indicizzazione va comunque garantita a tutte le pensioni dai 2mila euro netti in giù. Dai 2mila netti in su, bisogna vedere invece quanti contributi sono stati pagati nel corso della vita lavorativa di ogni singola persona. Chi percepisce 5mila euro di pensione, dopo avere versato per tutta la sua vita dei contributi pari a una volta e mezzo quella cifra, non può essere toccato perché sarebbe come rubargli i soldi.

 

In che senso?

Poniamo che dall’inizio della sua carriera, un lavoratore versi i suoi contributi non allo Stato bensì a un’assicurazione privata: immaginiamoci che cosa accadrebbe se quest’ultima gli dicesse che non può ridargli i soldi. È quindi molto meglio non ragionare in termini di indicizzazione bensì di redditi, cioè di aliquote fiscali Irpef. Bisogna muoversi inoltre in modo più equilibrato, perché si passa dai vitalizi politici in cui le pensioni superano di gran lunga i contributi, a situazioni in cui una persona ha versato contributi che si vede tornare indietro solo in piccola parte.

 

Lei quale soglia sceglierebbe per l’indicizzazione?

Come soglia va considerata non tanto quella della povertà, bensì quella di una vita dignitosa. Al di sotto di un livello di vita dignitoso l’indicizzazione va assolutamente garantita, in quanto tutto può essere discusso tranne la dignità delle persone. La questione non è poi molto diversa da quella del reddito di cittadinanza. Non dimentichiamoci tra l’altro che per ragioni di speranza di vita la maggioranza delle pensioni appartiene a donne.

 

(Pietro Vernizzi)



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