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CRISI GRECIA/ Il "gioco delle tre carte" di Varoufakis per evitare il fallimento

Yanis Varoufakis (Infophoto) Yanis Varoufakis (Infophoto)

A questo gesto di buona volontà e di chiara simpatia nei confronti delle forze positive dell’Ellade, Yanis Varoufakis ha risposto con una proposta convoluta, presentata il 14 maggio a una conferenza internazionale sul futuro della Grecia organizzata ad Atene dal settimanale The Economist. Riflettiamo sull’operazione, scorretta o fraudolenta che dir si voglia, con il Fmi del 12 maggio. Allora Varoufakis aveva le carte (essenziali per fare il gioco delle tre carte) in quanto i fondi per appartenenti al Fmi erano in suo possesso (in quanto detentore fiduciario). Quindi, la Grecia aveva le carte, anchee se non aveva titolo a utilizzarle e ancora meno a “dare la mano”. La nuova proposta è quella di fare uno swap quanto mai peculiare per rimborsare la Bce, guidata dal tanto deprecato Mario Draghi, dato che i 6,7 miliardi di debiti della Grecia nei confronti dell’istituto con sede a Francoforte scadono nel corso dell’estate.

Lo schema, convoluto come il gioco Dungeons and Dragons, prevede, in estrema sintesi, uno scambio tra obbligazioni che verrebbero emesse dal Tesoro greco con le risorse del Fondo europeo di stabilità finanziaria (Efsf), meglio noto come Fondo salva-Stati. In effetti un’operazione analoga alla vendita di Fontana di Trevi nel film Totòtruffa 62 di Camillo Mastrocinque rimesso in circolazione dal quotidiano Il Sole 24 Ore con i DVD dei vecchi lavori del napoletanissimo Principe di Bisanzio. In questo caso, non solo Atene non ha titolo a “dare le carte”, ma non ha neanche in mero deposito fiduciario le carte.

La Grecia non ha controllo sulle risorse dell’Efsf (di cui 30-40 miliardi sono dei contribuenti italiani - dieci volte quanto serve a colmare il “buco annunciato” previdenziale frutto di una misura da sempre considerala incostituzionale, non dai sentimenti “cinici e bari” della Consulta). Atene non ha titolo a effettuare swapconsiderati “spazzatura” dai mercati, anche se farebbero lucrare chi li detiene in caso di interventi dell’Efsf e di altri strumenti che evitino il default e impediscano il fallimento di un Paese che, come descritto in una corrispondenza da Atene del 16 maggio, sta andando a picco.

L’operazione farebbe lucrare i soliti noti. Tra cui numerosi che si professano marxisti. Bevendo ouzo omazbout nei tavolini della “città vecchia” di Atene.

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