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FINANZA E POLITICA/ #Fondazionipocoserene all'Expo: alcune domande a Renzi (e a Visco)

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Matteo Renzi (Infophoto)  Matteo Renzi (Infophoto)

Il summit della Global Alliance for Future & Food e l’assemblea annuale dell’European Foundation Council saranno il doppio “grande evento” di questa settimana dell’Expo: il primo davvero global nel semestre appena iniziato sulla piattaforma di Rho. Un raduno di grandi fondazioni mondiali impegnate nel campo dell’alimentazione, a cominciare da quella di Bill e Melinda Gates. E poi la convention dell’Efc, maggiore club planetario della grande filantropia, di cui le Fondazioni italiane di origine bancaria, da alcuni anni, sono un pilastro. È stata proprio la Fondazione Cariplo a diramare gli inviti a 600 presidenti e chief executive di 270 istituzioni not-for-profit di 20 paesi. L’hanno affiancata, dall’Italia, la Compagnia San Paolo e poi Fondazioni Crt, CariPadova, Monte di Lucca, Cassa Cuneo, Venezia oltre a Fondazione Bracco, Fondazione Umanamente, EnelCuore.

Personal choice dai programmi: una conversazione fra l’ex direttrice del carcere femminile di Bollate, Lucia Castellano, e Vasyl Cherepanyn, direttore del Visual Culture Center di Kiev. E poi un face-to-face fra Barbara Ibrahim, dell’American University del Cairo, e Natascia Matic della King Khalid Foundation di Ryhad.

Presidente Renzi, perché si è messo in testa di distruggere le Fondazioni bancarie italiane? Forse perché, di nuovo qualche giorno fa, “lo ha detto l’Europa, lo ha detto il Fondo monetario internazionale”? Il Fmi: quella cosa che sta a Washington, quasi sempre diretta da uno spagnolo o da un francese sotto scandalo o sotto inchiesta (Rato, Strauss-Khan, Lagarde, ora anche il capo economista dimissionario, Olivier Blanchard)? L’Europa della Germania dove le Sparkassen e Landesbaken sono tutte fallite dopo il 2008 e sono state salvate dallo Stato perché non hanno mai accettato la riforma italiana del 1990?

Presidente Renzi, vuole per caso distruggere e/o regalare gratis UniCredit, Intesa Sanpaolo e le grandi Popolari come - qualcun altro - ha distrutto e regalato (a pagamento per l’Azienda-Italia) quella Telecom Italia che ora tanto la disgusta sul piano banda larga? Un suo - illustre - predecessore, il ministro Beniamino Andreatta, quando negoziò con l’Ue l’ingresso dell’Italia nell’euro, ebbe il buon gusto civile di informare i suoi elettori (sovrani) che il governo italiano si era impegnato a privatizzare Telecom.

Presidente Renzi, vuole forse (nuovamente) cambiare per decreto la parola data nella sua veste istituzionale di Presidente del Consiglio? Per esempio quella - messa per iscritto - dal suo ministro dell’Economia Per carlo Padoan in calce all’atto negoziale che ha sancito l’autoriforma delle Fondazioni dell’Acri un mese fa?


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