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SPY FINANZA/ La Bce sfida gli Usa (rischiando il ko)

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Gli Usa permetteranno al dollaro di rafforzarsi, andando a pesare ancora di più sul dato dell'export e quindi su quello del Pil del secondo trimestre, dopo l'anemico +0,2% del primo? Già oggi il consensus di Wall Street rispetto alla crescita dei secondi tre mesi dell'anno in corso è sceso al 2,7% dal 3%, portando la previsione per l'intero 2015 al 2,5% (dato irrealistico): la Fed consentirà alla Bce di agire senza contromosse o, calcolando l'impatto sul mercato Usa, scatenerà l'inferno in Europa e sui mercati emergenti alzando davvero i tassi a settembre, visto che essendo già in recessione ha bisogno di un'arma per contrastarla che non siano tassi a zero? 

Senza dimenticare un'ultima cosa: ovvero che non solo la Cina ha il mercato azionario in bolla totale, sopravalutato come non mai e un'economia reale sottostante in continuo a rallentamento, ma anche che gli ultimi dati disponibili ci dicono che Pechino nel mese di marzo ha scaricato qualcosa come 72 miliardi di dollari di titoli di Stato Usa, portando il totale delle vendite a 113 miliardi per il primo trimestre. 

Cosa c'entra? Quei soldi sono serviti a tamponare i cali nelle riserve estere del Paese, fattispecie che fa emergere la domanda più inquietante, tanto che ieri il Financial Times vi ha dedicato il suo articolo più importante: di quale magnitudo è veramente la fuga di capitali in atto nel Paese? Fossi in voi non sottovaluterei questa silenziosa dinamica in atto.

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