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DALLA GRECIA/ Dracma, il "miraggio" che divide in due il Paese

Pubblicazione:giovedì 21 maggio 2015

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A forza di cortocircuiti, l'opinione pubblica finirà per scoppiare. Per intanto, è ormai evidente che alcune promesse elettorali saranno disattese. Cosa raccontavano Tsipras e compagni in campagna elettorale? Abbasseremo il Fpa, verrà restituita la tredicesima (per pensioni sotto i 700 euro), aumenteremo lo stipendio minimo a 751 euro, aboliremo la tassa sulla prima casa (Enfia). Il governo insiste che "non si faranno passi indietro su pensioni e stipendi (degli impiegati pubblici, ndr)", ma la mancanza di liquidità è un dato che preoccupa l'esecutivo. Dunque, dopo l'annuncio che la tassa sulla casa resterà in vigore, ieri, il segretario politico di Syriza, ha spiegato che per la tredicesima se ne parlerà l'anno prossimo. L'abolizione della clausola "zero-deficit" per la cassa delle pensioni integrative non viene abolita, ma solo congelata. Non si sa mai. Sulle aliquote Fpa stanno ancora discutendo, l'aumento dello stipendio minimo è rimandato a tempi più floridi.  

Quando? Subito, se si adottasse il "Piano B" - ovvero la formula della felicità - che propone la "piattaforma di sinistra" che fa capo al ministro dell'Energia, Panagiotis Lafazanis, il quale, fatti alcuni calcoli, controlla almeno 20-25 deputati "syrizei" che propugnano il ritorno alla dracma. Un minuto dopo l'immissione della nuova divisa, ci sarà la corsa al cambio in nero e la gente si dividerà tra chi ha conti in euro all'estero, o euro sotto il materasso, e chi ha un modesto conto in banca per le spese correnti. Conclusione: i primi saranno dei privilegiati, i secondi saranno costretti a vivere con stipendi e pensioni da fame. E la Grecia ricorderà la Turchia degli anni Ottanta, dove l'economia duale (una per i turchi poveri  che hanno usato la valuta locale e una per chi ha utilizzato il marco o il franco o il dollaro) ha creato enormi differenze sociali. Ma è di sinistra un ritorno alla dracma?



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