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FINANZA/ La mazzata dell'Istat alle politica economica di Renzi

Pubblicazione:giovedì 21 maggio 2015

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Nel documento Istat, c'è una notazione interessante che non ricordo essere stata presentata con pari enfasi nei Rapporti precedenti: la contrazione degli investimenti in prodotti della proprietà intellettuale (-1,5% tra il 2008 e il 2014). Soprattutto, nello stesso periodo, gli investimenti in ricerca e sviluppo (una determinante degli investimenti in prodotti della proprietà intellettuale) sono aumentati dell'11,8% nella media europea. Questo andamento asimmetrico merita di essere tenuto ben presente. Soprattutto dalla scuola di pensiero che chiamerei Io speriamo che me la cavo, ossia di coloro che pensano che la fantasia e l'ingegnosità italiana ci tireranno fuori da vari pasticci e problemi.

Il Rapporto nota che nell'ultimo trimestre 2014 gli investimenti hanno mostrato una leggera variazione positiva (+0,2%), da imputarsi principalmente ai settori delle attrezzature, delle macchine e degli armamenti. Il modello MeMo-Il - rileva il documento - indica che questo andamento generale continuerà nel 2015. Tuttavia, la teoria economica ci dice che gli investimenti in proprietà intellettuale hanno un andamento differente da quelli in costruzioni o in attrezzature. Senza entrare nei modelli di flow adjustment che spiegano l'andamento degli investimenti in proprietà intellettuale, è utile ricordare che le determinanti essenziali perché si investa in proprietà intellettuale sono i risultati operativi delle imprese e le condizioni di liquidità. 

In parole povere, si investe in proprietà intellettuale (i cui benefici si toccano con mano nel lungo periodo) se le imprese non si barcamenano per sopravvivere e se hanno la liquidità da destinare, in parte, a ricerca e sviluppo. A sua volta, la liquidità che conta non è solamente quella dei libri contabili, ma quella "percepita" dagli imprenditori, determinata a sua volta da stabilità finanziaria e da una politica monetaria "accomodante" con tassi d'interesse contenuti.

Questo è un punto essenziale che credo pochi commentatori del Rapporto hanno visto (anche in quanto, come appropriato per un documento tecnico, il testo presenta i dati nudi e crudi ma non li enfatizza). In sintesi, le politiche monetarie e di finanza pubblica (il Quantitative easing e la "flessibilità ritrovata" di cui si vanta il Presidente del Consiglio) hanno un impatto sulla qualità degli investimenti (di cui, in un Paese come il nostro, i prodotti della proprietà intellettuale sono uno degli aspetti più importanti) unicamente se mantenuti nel medio periodo. 

Italia e autorità europee, però, possono operare solo su alcune di queste determinanti. Altre, fondamentali, dipendono dal palazzone in stile tardo-fascista in Constitution Ave, N.W., dove ha sede la Federal Reserve americana. 



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