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FINANZA E POLITICA/ Grecia e Germania suonano "l'allarme" per l’Italia

Pubblicazione:venerdì 22 maggio 2015

Angela Merkel (Infophoto) Angela Merkel (Infophoto)

Per l’Italia il rallentamento tedesco non è una buona notizia, in quanto molte delle nostre aziende manifatturiere sono importanti fornitori delle industrie automobilistiche di cui la Germania è una delle sedi più rilevanti. E lo stesso vale per la nostra industria meccanica e per l’intero indotto italiano.

 

Quali conseguenze può avere il rallentamento di Berlino dal punto di vista della politica economia a livello europeo?

Dal punto di vista politico il rallentamento della Germania è una notizia positiva perché riduce la pressione sulla Bce. Questa pressione spesso proviene dalle assicurazioni e dai risparmiatori tedeschi, in quanto se i tassi sono troppo bassi questi ultimi faticano a trovare delle polizze assicurative con rendimenti interessanti.

 

Lei prima ha detto che l’economia italiana sta migliorando. Stiamo solo beneficiando di condizioni esterne favorevoli o stiamo anche facendo la nostra parte?

Certamente si può fare sempre di più, ma alcuni dei passi necessari come la riforma del lavoro sono stati compiuti. Il messaggio di questa riforma è che si può assumere in Italia dando un po’ più di prospettive ai giovani. Ciò con il tempo si tradurrà in un effetto positivo. Quello che manca è una riduzione della spesa pubblica che si basi sui tagli alle partecipate, alla sanità e alla Pubblica amministrazione in generale. È una fase di dimagrimento che occorre per ridurre le imposte a tutti e non solo a quanti hanno diritto al bonus da 80 euro.

 

(Pietro Vernizzi)



© Riproduzione Riservata.

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COMMENTI
22/05/2015 - Per chi suona la campana? (cardarelli mario)

Due aspetti preoccupanti, ma forse lo è più il primo per ragioni finanziarie senz'altro, ma anche geopolitiche e storiche, considerando che la Turchia bussa alle porte UE. Se la UE non è pronta ad avviare un processo federale capace di portare ad una Stati Uniti d'Europa con una sola moneta, come auspica anche Mario Draghi e quindi a fare il salto di qualità che i fatti impongono, le derivate non sono molte. Una Turchia dentro, islamica (non ci si dimentichi del vero risultato delle ultime elezioni politiche) ed una Grecia fuori, così come L'alternativa di una UE che torni di crisi in crisi indietro, e non di poco perdendo l'euro come fattore unificante, allora la sfida ad immaginare e gestire adeguatamente i nuovi scenari con occhi altrettanto nuovi, è grande e per certi tratti improba. Esiste un exit door? A caldo la si potrebbe immaginare solo per il contesto UE e non per quello del FMI trasformando il debito greco in un debito irredimibile con una clausola sine die di rimborso non programmato, ma con l'obbligo di pagare le rate d'interessi ad un tasso nuovo, diverso, fissato dalla BCE. Si eviterebbe così il write off e l'Italia come altri Paesi della UE, solo della UE (e quindi sicuramente sotto gli strali del FMI) non perderebbe , sulla carta, i suoi 40 miliardi mantenuti come posta nel suo attivo