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DALLA GRECIA/ La "tragicommedia" che lascia in crisi Atene

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A breve Tsipras dovrà scegliere. Per ora rimanda, in attesa di firmare un accordo e di sentire subito dopo il parere del suo gruppo parlamentare, e la segreteria politica di Syriza che si riunisce in questo fine settimana. Ieri, e a nemmeno 24 ore dai colloqui di Riga, il suo ministro Lafazanis ha ribadito il suo pensiero: "La Grecia non è una Repubblica delle banane, tantomeno un protettorato", dunque "i negoziati servono perché non vogliamo arrenderci e vogliamo un accordo compatibile con il nostro programma, che tenga in piedi il Paese e aiuti il popolo a uscire dalla crisi". Poi dovrà decidere. Finora, molte sue scelte si sono rivelate sbagliate. 

A oggi l'investitura di Yanis Varoufakis si è rivelata corretta? Un politico con il senso del realismo e con una strategia politica precisa avrebbe fatto la stessa scelta? Lui, il "divo" Yanis parla troppo (ma parla un inglese fluente). Come reagiranno i colleghi europei nel corso del prossimo Eurogruppo, dopo che il  ministro ha dichiarato prima, e smentito poi, di aver registrato i colloqui dell'ultimo vertice di Riga? "Per ragioni di confidenzialità non li renderò pubblici". Ma potrebbero essere pubblicati tra un anno o due, quando Varoufakis sarà un semplice deputato, e scriverà le sue "memorie" sulla crisi. Parteciperà al prossimo Eurogruppo? Chissà, forse sta preparando le sue trionfali dimissioni. È stato chiaro al riguardo: "Non firmerò un accordo che vada contro i miei principi etici". Se questa non è una dichiarazione di critica al primo ministro, come si dovrebbe interpretare? 

Vien da pensare che i greci stiano assistendo al primo atto di una tragicommedia. Nel secondo atto è protagonista Zoi Konstantopoulou, la Presidente del Parlamento voluta da Tsipras ed eletta anche con i voti dell'opposizione. La "pasionaria" Zoi dimentica spesso il suo ruolo istituzionale. In un paio di occasioni è scesa dallo scranno più alto del Parlamento per attaccare, quale semplice parlamentare, i suoi oppositori politici. Ha spesso criticato il suo primo ministro. Ha recentemente aggredito verbalmente un colonnello della polizia che eseguiva degli ordini, dopo essersi assicurata che le camere televisive la seguissero e registrassero le sue proteste.

Interrogata da un giornalista che chiedeva un commento all'episodio, il Presidente ha messo sotto accusa il ruolo della stampa che dovrebbe, secondo lei, evidenziare gli sforzi dei ministri nell'affrontare i problemi causati dal Memorandum e non adottare una campagna di disinformazione voluta dai media che invece ne hanno beneficiato. E ha attaccato i canali televisivi: "Nel periodo in cui mancavano i farmaci per i malati di cancro, non si trovavano medicine nelle farmacie, certi canali televisivi non hanno pagato le loro tasse. Sarò soddisfatta se vedrò trasmesse queste mie dichiarazioni per sapere se abbiamo, in questo Paese, un'informazione libera". Il comprimario, Panos Kammenos, ministro della Difesa e alleato di governo, ha poche battute nello spettacolo. Poche ma significative: con l'ultima, ha proposto alla Nato la creazione di una nuova base sull'isola di Karpantos. 

Prima che cali il sipario, sarebbe interessante sapere quali sembianze assumerà il "deus ex machina" che illustri un futuro dignitoso per questo Paese, che vive in un limbo meta-democratico.



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