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DALLA GRECIA/ La "tragicommedia" che lascia in crisi Atene

All'Eurogruppo di Riga non si è ancora trovata una soluzione alla crisi greca. E Tsipras sembra voler continuare a seguire la sua strada. Il commento di SERGIO COGGIOLA

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Alexis Tsipras non è Alessandro Magno: non riesce a tagliare il nodo gordiano delle trattative. Neppure dopo il caloroso incontro a tre di ieri a Riga, con Frau Merkel e Monsieur Hollande (ma dov'era il nostro Matteo Renzi?), in cui si è discusso in maniera "costruttiva" dello stato delle cose (e delle casse elleniche vuote), il duo, Merkel-Hollande, ha rimandato Tsipras al "Brussels Group" e lo ha invitato a concludere il secondo programma di salvataggio con una seria valutazione finanziaria - che Atene si intestardisce a non volere - che indichi i progressi fatti da Atene, passo indispensabile per ottenere il via libera dalle "istituzioni" (ex Troika) all'emissione di una tranche del prestito, per ora in sospeso fino a nuovo ordine, anche in attesa delle decisioni del Fmi, perché, dicono i tedeschi, senza la sua partecipazione non ci sarà alcun accordo.

Il giovane Alexis Tsipras ha insistito sul fatto che la trattativa deve concludersi entro la fine di questo mese, che ci sia una prospettiva di un'uscita dalla crisi attraverso un programma di lungo respiro, che si vari un piano di investimenti per il "giorno dopo" e che Atene riceva finanziamenti non solo per i prossimi tre mesi "caldi", ma un pacchetto di aiuti per il biennio 2015-2016. A fine colloquio, il primo ministro ellenico si è dichiarato "fiducioso". Così pure il portavoce del governo che ha dichiarato: "Non vogliamo entrare nella procedura del finanziamento con il contagocce". Sia chiaro, ha ribadito il portavoce, che la linea del governo è quella di coprire prima i bisogni interni e poi onorare i debiti. E "non siamo disposti  a continuare nell'errore, commesso fino a oggi, di tagliare le pensioni, di continuare la politica dell'austerità e di aumentare le aliquote del Fpa (Iva)".

Su queste ultime si sta discutendo a Bruxelles con i tecnocrati, che chiedono un aumento dell'aliquota più bassa. Se verrà accettata questa proposta, i greci vedranno aumentare i conti da pagare. Intanto restano in attesa di conoscere l'ammontare della tassa sulla prima casa: verrà diminuita soltanto se il governo avrà il tempo di ricalcolare i valori catastali che oggi superano, in molti casi, il valore di mercato degli immobili.
Comunque, dietro le quinte, ognuno è rimasto sulle sue posizioni, con i tedeschi che credono che a un certo punto la sofferenza economica e finanziaria della Grecia diventi così grande da costringere il nuovo governo a rinunciare alle proprie pretese, e con i greci che ritengono che la minaccia di una crisi finanziaria in Europa spingerà la Germania a fare marcia indietro all'ultimo momento. E se si sbagliassero entrambi? O se sbagliasse Atene? E se il tempo a disposizione non fosse sufficiente  per Alexis Tsipras? E più trascorre il tempo, più si evidenzia la mancanza di una sua strategia politica di lungo respiro perché deve continuamente fare i conti con la sua "opposizione interna" e con un alto tasso di demagogia di alcuni suoi  ministri.