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Economia e Finanza

FINANZA/ Tsipras, Merkel, Draghi: ecco chi decide il destino dell'Italia

Alexis Tsipras e Angela Merkel (Infophoto)Alexis Tsipras e Angela Merkel (Infophoto)

Insomma, i segnali che le cose volgono al peggio si moltiplicano. Anche se prevale la convinzione che nessuno voglia tirare la corda fino a spezzarla, la storia insegna che basta un piccolo incidente di percorso per far precipitare una situazione intrinsecamente squilibrata. La crisi greca del resto si trascina da cinque anni senza che si sia trovata una soluzione e nessuno, dai politici ai banchieri, nasconde una sensazione di impotente rassegnazione. Quando prevale l'ostinazione, quando l'orgoglio fa premio sul calcolo razionale dei costi e dei benefici reciproci, spesso non c'è davvero via d'uscita.

Il ministro Padoan, in un'intervista alla Repubblica, si è detto preoccupato per le conseguenze di un default greco sull'Italia. La ripresa è appena cominciata, i conti pubblici si muovono ai limiti del consentito dall'Ue, mentre incidenti di percorso come la sentenza della Consulta possono da un momento all'altro far saltare il precario aggiustamento. Una nuova ondata speculativa sui titoli pubblici non risparmierebbe certo quelli italiani visto l'ammontare del debito pubblico; non solo il rapporto più o meno significativo con il prodotto lordo, ma, quel che davvero conta, la quantità di bond in circolazione: 1.600 miliardi con una vita media di quasi 7 anni e un costo pari a circa 80 miliardi l'anno. 

La discesa dei tassi ha consentito risparmi attorno ai 6 miliardi che possono volatilizzarsi nello spazio di un mattino perché un default greco aprirebbe di nuovo la guerra dello spread. È questo cambiamento nelle aspettative che Padoan teme più di ogni altra cosa, anche perché la valutazione delle agenzie di rating non è cambiata, nonostante le parole di elogio sulle riforme. È che i loro effetti si vedranno nei prossimi anni, mentre i mercati lavorano a breve, anzi a brevissimo. E oggi i titoli italiani sono ancora valutati poco più che "spazzatura". Fuor di metafora vuol dire che bisogna pagare un premio al rischio ancora elevato. 

C'è un modo per mettersi al riparo? C'è uno scudo contro la tempesta magnetica che può scatenarsi da Atene? Francamente no, non potendo più muovere autonomamente i tassi d'interesse. La politica monetaria sta a Francoforte e toccherà a Draghi azionare il timone. Quanto alla politica fiscale, ogni manovra di allentamento (riducendo le tasse) rischia di aggravare il debito, ogni restrizione fa crollare la domanda interna. Non resta che sperare nel buon senso di Tsipras, nella pazienza della Merkel e nell'astuzia di Draghi. Sarebbe bello poter dire basta, la Grecia vada a ramengo. Sarebbe un gesto liberatorio. Ma durerebbe giusto il tempo di un sospiro. 

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