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Economia e Finanza

FINANZA/ Tsipras, Merkel, Draghi: ecco chi decide il destino dell'Italia

Nonostante diversi incontri e summit, ancora non si è trovata una soluzione per la crisi greca, che potrebbe avere serie conseguenze per l'Italia, come ci ricorda STEFANO CINGOLANI

Alexis Tsipras e Angela Merkel (Infophoto)Alexis Tsipras e Angela Merkel (Infophoto)

Il lungo incontro di giovedì sera a Riga tra Tsipras, la Merkel e Hollande, non ha prodotto alcun risultato. Renzi non c'era, anche se l'Italia è il terzo creditore, esposta per 40 miliardi di euro, quasi quanto la Francia (46 miliardi) e dopo la Germania (60 miliardi). Non è esattamente un gesto gentile, anche se nessuno è così ingenuo da non credere che contano i rapporti di forza e sul piano europeo la forza italiana è davvero flebile. A guidare la danza è ancora una volta la Germania con un gioco delle parti tra la Cancelliera ferma, ma conciliante, e il cerbero ministro delle finanze. Wolfgang Schäuble ha lanciato due siluri non da poco nei giorni scorsi: al Wall Street Journal ha detto che non si può più escludere un default della Grecia; mentre secondo l'agenzia Bloomberg il ministro ritiene possibile che Atene possa adottare una moneta parallela all'euro. Ieri l'indiscrezione è stata smentita, ma è chiaro che ci sono ipotesi concrete su come organizzare un'unione monetaria a due velocità. 

Può darsi che tutto questo faccia parte del braccio di ferro in corso e serva a mettere il governo greco con le spalle al muro. Anche perché la trattativa non è più economica, ma decisamente politica. Nessuno ormai nega che la Grecia avrà bisogno di un nuovo piano di salvataggio, però l'Ue vuole che venga negoziato solo dopo che Tsipras avrà accettato le regole, a cominciare dal rispetto delle scadenze precedenti. Schäuble sa che l'unico modo di far ingoiare il rospo al Parlamento tedesco è una vera e propria dichiarazione di resa da parte di Tsipras e compagni, cioè l'accettazione del piano di riforme già proposto dalle "tre istituzioni" (Ue, Bce e Fmi, la trojka sotto altro nome). Una condizione difficile da accettare per gli uomini di Syriza. Ecco perché tutti si stanno già preparando al peggio, a cominciare da Mario Draghi.

La Bce ha annunciato a sorpresa che aumenterà gli acquisti di titoli di stato nelle prossime settimane. Benoit Coeuré, membro del direttorio, lo ha detto lunedì sera a Londra spiegandolo con un fattore tecnico: a luglio e ad agosto i mercati sono fiacchi, tutti stanno in vacanza e ci sono meno titoli in circolazione, ciò rischia di indebolire l'efficacia del Quantitative easing. Una giustificazione sensata, ma che fa pensare a una scusa per cautelarsi da un eventuale default del debito greco. Anche perché sui mercati si segnala una preoccupante mancanza di liquidità dovuta in gran parte alle banche che si liberano di titoli pubblici per paura di un effetto domino innescato da Atene, nonostante solo il 16% del debito greco sia in mano ai privati. 

I volumi si sono ristretti soprattutto sul mercato secondario, invece l'acquisto diretto di titoli fila ancora liscio. Ma il rischio è che si produca una scarsità di capitale nel momento in cui ce ne sarà gran bisogno per stabilizzare i mercati. Anche per questo, dunque, la Bce ha deciso di muoversi in anticipo e mettere fieno in cascina. Se le banche non fanno più il mercato, toccherà alla banca centrale trasformarsi da arbitro in giocatore.