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Economia e Finanza

FINANZA E POLITICA/ L'ultimo "avvertimento" di Draghi all'Italia

Mario Draghi (Infophoto)Mario Draghi (Infophoto)

All’interno abbiamo un ciclo potenziale legato al rinnovo di beni durevoli, ma complessivamente le vendite al dettaglio non crescono. È una situazione di ristagno che non rappresenta una buona notizia. Conferma il fatto che nel +0,3% del Pil del primo trimestre la domanda interna non ha avuto un ruolo dinamico.

 

Lei quali scenari vede per l’Italia?

Mettendo insieme la debolezza della domanda interna con il mercato mondiale che rallenta, c’è il rischio di un’ulteriore decelerazione anche dell’Italia. Draghi segnala appunto che è in corso un parziale rallentamento, e proprio per questo annuncia che metterà in circolazione ancora più credito. Dopo di che bisogna però capire, e lo stesso Draghi non ha la sfera di cristallo, fino a dove questa disponibilità di credito aggiuntiva sarà utilizzata in modo tale da fare crescere l’economia, e non per esempio per acquistare quadri a prezzi astronomici.

 

Che cosa possiamo sperare a livello internazionale per il rilancio della ripresa italiana?

Il mondo dei Brics si sta dissolvendo. Il Brasile sta attraversando una crisi di maturità e la Russia è in difficoltà. L’auspicio è che possa arrivare qualcosa dall’India, che però per il momento è al palo, mentre la Cina sta attraversando a sua volta una crisi perché sta diventando una grande potenza. Quindi una spinta come ci è stata tra il 2000 e il 2013 è quasi irripetibile. Potrebbero esserci altre aree del pianeta in grado di trainare la ripresa, ma nel breve periodo il quadro non è chiaro.

 

Lei ha citato la dissoluzione dei Brics. Il fatto che l’Italia sia entrata nella Banca Asiatica d’Investimento per le Infrastrutture rappresenta un’opportunità?

Sì. Più siamo presenti in Cina e meglio è, si tratta di un mercato enorme anche se non facile. Il fatto di essere presenti e compartecipi è un elemento che aiuta. Essere nella Banca Asiatica significa avere un “piede” sui mercati asiatici che può fare molto bene e giovare a Paesi che producono buoni risultati. Va però tenuto conto del fatto che ciò non rappresenta un’esposizione particolarmente elevata in termini di rapporto tra esportazioni e Pil, mentre in dieci anni il rapporto esportazioni/Pil della Germania è raddoppiato. Ricordiamoci che nello stesso periodo in Giappone e Stati Uniti il rapporto è cresciuto soltanto del 20% o meno.

 

(Pietro Vernizzi)

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COMMENTI
24/05/2015 - bah (valeria lenzi)

è tutto pilotato di che stiamo parlando?le parole di draghi nel 2012, appunto