BENVENUTO   |   Login   |   Registrati   |
Imposta Come Homepage   |   Ricerca Avanzata  CERCA  

IDEE/ Le 4 mosse per smettere di essere "l'Italietta"

Pubblicazione:domenica 24 maggio 2015

Infophoto Infophoto

E l'Italietta? La si chiamava così dai tempi di Giolitti, e anche allora c'era la Libia… Scatto di orgoglio allora per dimostrare che si poteva concorrere alle gare decise da altri. Ma questa di oggi è anche oggi un'Italietta perché è riuscita a crescere, o meglio ad andare avanti su quanto si poteva rendere disponibile a portata di mano e facile da gestire e da redistribuire. Ma non è un Paese cresciuto nelle sue risorse che non necessariamente debbano essere intese sempre e solo a livello di commodities. 

È un'Italietta che si avvia a diventare oltremodo vecchietta in senso lato, cumulando a una povertà senile altre povertà. Anagraficamente già siamo il Paese più vecchio d'Europa e il secondo più vecchio del mondo. È un'Italietta soprattutto perché sono pochi coloro che vi credono e che sono posizionati sia in alto, come una buona parte di classe dirigente al lordo delle formali dichiarazioni e dei comportamenti di guarantigia, sia in basso come gli inattivi. E questo accade perché se vi credessero, tutti, saprebbero cos'è, come si fa e a cosa serve un Sistema Paese. E lo saprebbero facendo e non scrivendo soltanto editoriali, ma reclamando gli spazi necessari al cambiamento che non sempre coincidono con gli spazi dei percorsi lungo i quali scorrono i cortei e le manifestazioni. 

Un Sistema Paese serve a far crescere un Paese, serve a far sì che le sue componenti concorrano tutte all'obiettivo di costruire futuro: un futuro che sia solido dove la Nazione sia la casa degli Italiani e il luogo d'ospitalità di coloro che oggi fanno come noi tra fine '800 e primi del '900, quando migrammo fino a costituire una delle maggiori comunità fuori dei confini nazionali. Un luogo dove l'ospitalità sia sana e quindi capace di reprimere ogni altro aspetto pericoloso, degradante e mistificante del fenomeno immigrazione.

Quando Prodi fu nominato per la prima volta Presidente del Consiglio (lo conoscevo dal 1984 e lo incontravo dai tempi in cui da Presidente dell'Iri scendeva le scalette della rampa tra via Liguria e via Veneto, mentre io raggiungevo il Servizio Estero della Bnl) ebbi l'idea di scrivergli un biglietto dicendogli che per il programma di governo (forse è ancora agli atti di palazzo Chigi) lui doveva pensare al Rinascimento. Serviva a cogliere e a sviluppare le intrinseche ricchezze dell'Italia dei mille comuni eppur sempre una e unica. In poche parole, territorio, educazione, ricerca, innovazione: quattro motori per far ripartire il Paese e posizionarlo sulla fascia alta della divisione internazionale del lavoro.

Qualche anno più tardi, complici il ciclo vitale di Samuelson, vicende, peripezie e avventure varie del mondo del lavoro iniziò una riflessione sul lavoro e su come esso potesse evolversi in una logica di Sistema Paese. Se il lettore ha avuto finora pazienza per tutto quello che ho detto, forse avrà pazienza per quello che vorrei dire, come continuazione di questo articolo, per una riforma del lavoro.


(1- continua)



© Riproduzione Riservata.

< PAG. PREC.