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REVERSE CHARGE/ La "cantonata" di Renzi che ci costa 700 milioni

Matteo Renzi e Pier Carlo Padoan (Infophoto) Matteo Renzi e Pier Carlo Padoan (Infophoto)

Sul piano invece degli effetti finanziari della bocciatura, quantificati in circa 700 milioni di euro, si registrano già le prime prese di posizione dei rappresentanti del Governo volte a rassicurare l’opinione pubblica in ordine al fatto che non verranno adottate le misure di salvaguardia previste dal comma 632 dell’art. 1 della Legge di stabilità che, come detto, si concretizzerebbero in un aumento delle accise sui carburanti.

Sebbene si sia consapevoli della irrisorietà di tale importo, rapportato ai valori complessivi del bilancio dello Stato, mi si permetta comunque evidenziare che ormai le capacità di ritrovare tra le pieghe dello stesso un pari ammontare in compensazione non sarà cosa facile; né, tantomeno, è plausibile ipotizzare risparmi di spesa corrente per tali ammontari entro la data del 30 giugno (termine entro il quale il Direttore dell’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli dovrebbe attuare la clausola di salvaguardia).

In altri termini, “la coperta è corta”: se erano stati previsti incassi per 700 milioni dal reverse charge, tali importi - non volendo far scattare l’aumento delle accise - dovranno essere recuperati da qualche altra parte. Considerando che è stato già drenato quanto più possibile per far fronte, seppure in misura marginale, all’impegno risultante dalla recente sentenza della Corte Costituzionale in tema di pensioni, credo sia normale esprimere perplessità di fronte all’ottimismo del Governo di rendere indolore tale partita, alla quale, spero infine non debba aggiungersi - con buona pace per tutti i “gufi” - quella relativa allo split payment.

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