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REVERSE CHARGE/ La "cantonata" di Renzi che ci costa 700 milioni

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Matteo Renzi e Pier Carlo Padoan (Infophoto)  Matteo Renzi e Pier Carlo Padoan (Infophoto)

In un mio articolo pubblicato su queste pagine lo scorso 3 maggio paventavo il rischio concreto che alcune delle misure previste dalla Legge di stabilità in materia di Iva (reverse charge per la grande distribuzione e split payment) fossero a rischio di bocciatura da parte dell’Unione europea; ipotesi che, se verificata, avrebbe comportato la copertura del buco di bilancio con un aumento delle accise (rectius: rincaro della benzina e del gasolio), in ossequio alle clausole di salvaguardia previste dallo stesso legislatore.

Ricordo che i meccanismi di cui sopra prevedono che l’Iva addebitata sulle fatture sia versata non dal cedente o prestatore del servizio, bensì dal relativo cessionario o fruitore del servizio. Tale possibilità, proprio perché non ordinariamente prevista dalla normativa comunitaria, necessita della relativa autorizzazione da parte degli organismi sovranazionali.

Si apprende ora che la Commissione europea - organo deputato a esprimere le proprie valutazioni in ordine alla richiesta di derogare alla normativa comunitaria in tema di Iva - ha comunicato al Consiglio europeo la propria opposizione alla richiesta italiana di estendere il meccanismo di “reverse charge” alla grande distribuzione. Nulla ancora si conosce in ordine invece alle decisioni che saranno assunte sul tema dello “split payment” che, a differenza della misura ora bocciata, è già in vigore ancorché non ancora autorizzato dal Consiglio europeo.

Ora, al di là delle valutazioni in ordine alle capacità premonitrici di alcuni osservatori che, per il sol fatto di compiere analisi oggettive sui dettati normativi, vengono additati quali “gufi”, permane l’amarezza di dover ancora una volta constatare l’approccio approssimativo (per non dire superficiale) del nostro legislatore, soprattutto quando impegnato a far cassa. E infatti, leggendo quanto riportato in ordine alla comunicazione inviata dalla Commissione, il giudizio della stessa nei confronti del modo di operare del nostro Governo non è stato dei più teneri. Come commentare infatti la frase con la quale si afferma che “la procedura di ‘reverse charge’ non deve essere usata sistematicamente per mascherare la sorveglianza inadeguata delle autorità fiscali di uno Stato”?

Non solo, la Commissione, evidenziando che ogni deroga al sistema ordinario del pagamento dell’Iva deve rappresentare una misura d’emergenza, necessitata e proporzionata, pone anche il dubbio sulla sua utilità quale misura anti-evasione; anzi, sotto questo punto di vista è stato evidenziato come la stessa, in realtà, implicherebbe elevati rischi di spostamento delle frodi al settore del commercio al dettaglio e ad altri Stati.


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