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500 EURO AI PENSIONATI/ Il giurista: da Renzi uno "schiaffo" alla Costituzione

Pubblicazione:lunedì 25 maggio 2015

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La Corte costituzionale, con la sent. n. 70/2015, ha tra l’altro ritenuto che il sistema di blocco dell’indicizzazione per le pensioni di importo complessivo superiore a tre volte il trattamento minimo Inps (cioè euro 1217,00 netti) sia illegittimo per la genericità delle motivazioni assunte a presupposto dell’art. 24, co. 25, d.l. n. 201/2011, confermata e, anzi, aggravata dalla mancanza di ogni documentazione tecnica, in sede di conversione, circa le attese maggiori entrate, richiesta invece dall’art. 17, co. 3, l. n. 196/2009, dando luogo, insomma, a un irragionevole sacrificio dei diritti dei pensionati “nel nome di esigenze finanziarie non illustrate in dettaglio”.

Il ministro dell’Economia, all’indomani dell’approvazione del decreto-legge di (sedicente) ottemperanza alla sentenza della Consulta, reitera l’errore e, confessando la parzialità dell’adempimento predisposto (val quanto dire, l’inadempimento a un dispositivo in sé chiaro e inequivocabile, che impone la restituzione, a tutti i pensionati, delle somme corrispondenti alla rivalutazione monetaria maturata per gli anni 2012 e 2013 secondo il meccanismo stabilito dall’art. 34, co. 1, l. n. 448/1998), si rifugia nella non meno generica invocazione dei limiti posti dalle regole europee (così nell’intervista rilasciata alla trasmissione Mix24 di Radio24, che può leggersi a p. 5 dell’edizione de Il Sole 24 Ore del 21 maggio 2015), accompagnata dalla prospettazione di scenari ed esiti esiziali.

La questione meriterebbe, invece, innanzitutto da parte dei vertici dell’esecutivo, ben altro dettaglio. Se fosse vero, infatti, che le norme europee possono impedire o comunque frenare persino l’esecuzione delle sentenze dell’organo statale deputato - si badi - a custodire quei principi supremi che rappresentano i controlimiti alle limitazioni di sovranità che sono effetto della partecipazione dell’Italia all’Unione europea, saremmo di fronte a un fatto istituzionale nuovo e (sinora) inaudito: sarebbe, infatti, ormai dissolto ogni frammento di sovranità nazionale, anche nella forma residuale dei presidi di conservazione dell’identità statuale, e, insomma, la stessa adesione all’Ue troverebbe titolo altrove e non più nella Costituzione (formalmente) vigente.

L’evento sarebbe aggravato, però, dalla collaborazione prestata da alcune delle istituzioni statali - per commissione, ma anche per omissione - dalle quali è lecito attendersi, al contrario (e come del resto è accaduto e continua ad accadere in diversi Paesi europei) l’adozione di ogni misura necessaria a impedire il compiersi della suddetta dissoluzione. Né può sfuggire la differenza dei controlimiti all’italiana rispetto al peso, anche politico, attribuito in Germania alle sentenze del Bundesverfassungsericht che, a più riprese, hanno perimetrato attentamente le condizioni e i limiti di assoggettamento della Germania al diritto europeo.

Nonostante il ricorso a qualche escamotage verbale, il Governo - stando alle dichiarazioni ufficiali - ha deliberatamente eluso la decisione della Corte costituzionale che, come si accennava, impone allo Stato la restituzione a tutti gli aventi diritto delle somme corrispondenti alla rivalutazione delle pensioni in forza dell’art. 34, co. 1, l. n. 448/1998, senza che possa farsi luogo ad altre “calibrature” percentuali che non siano quelle (esse pure di dubbia legittimità costituzionale e, tuttavia, sinora rimaste indenni) previste dal vigente sistema previdenziale, una volta depurato dalla disposizione illegittima.

Il ministro dell’Economia, in un’intervista rilasciata al quotidiano La Repubblica il 22 maggio 2015, si spinge sino a lamentare - al di fuori di ogni fondamento giuridico-costituzionale - che la Corte non avrebbe tenuto conto delle informazioni (quali? E fornite da chi? E a che titolo?) e che, in ogni caso, “se ci sono sentenze che hanno un’implicazione di finanza pubblica, deve esserci una valutazione dell’impatto. Anche perché questa valutazione serve a formare il giudizio sui principi dell’equità. L’equità è anche quella del rapporto tra anziani e giovani. Questo è mancato e auspico che in futuro l’interazione sia più fruttuosa”.


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