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CRISI GRECIA/ La "tattica" (e i costi) per mantenere Atene nell'euro

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In questo quadro, un gruppo di economisti di vari paesi europei, il “Gruppo Eiffel” (Agnes Benassy-Quere, Yves Bertoncini, Jean-Louis Bianco, Armin von Bogdandy, Henrik Enderlein, Christian Callies, Marcel Fratzscher, Clemens Fuest, Sylvie Goulard, Andre Loesekrug-Pietri, Franz Mayer, Rostane Mehdi, Daniela Schwarzer, Denis Simonneau, Maximilian Steinbeis) ha rivolto, giovedì 21 maggio, un lungo e articolato appello ai Capi di Stato e di Governo dell’Ue. L’appello si conclude con la frase: Risolvere la crisi greca è la prova definitiva di se e come il processo d’integrazione europea può funzionare e se l’Europa è in grado di raccogliere i benefici di una maggiore integrazione […]. La Grecia ha urgente bisogno di scegliere il proprio destino. L’Europa deve alla Grecia solidarietà e una prospettiva di sviluppo nell’euro […]. La sua uscita dall’unione monetaria sarebbe costosa per tutti.

L’aver riportato stralci dell’appello non indica che si è d’accordo con i suoi contenuti. Tuttavia, è un dato oggettivo che il risultato delle elezioni britanniche ha rafforzato, dal punto di vista politico, la posizione di chi intende dare una piega elastica ai trattati pur di mantenere Atene nell’euro.

In questi ultimi giorni, poi, stanno aumentando le pubblicazioni scientifiche finanziarie sui rischi di contagio in Europa (in caso di crollo della Grecia). Particolarmente importanti due di giovani economisti italiani: a) Il Safe Working Paper No,103 (ne sono autori Massimo Caporin, Luciana Pellizzon, Francesca Ravazzolo, Roberto Rigobon - le loro affiliazioni accademiche spaziano dalle Università italiane del Nord-Est, alla Norges Bank norvegese, al Massachusetts Institute of Technology); b) un saggio di Elena Perazzi dell’Università di Losanna e un lavoro di Michela Rancan, Peter Salin e Tuomas Peltoten dell’Istituto Universitario Europeo. Il tema comune è che, nonostante la sostituzione dei crediti privati con crediti sovrani per la Grecia, il sistema finanziario europeo continua a essere a rischio di forti sbalzi degli spread se la Grecia esplode.

In breve, dopo Riga, il negoziato non si è semplificato ma complicato. È verosimile che nell’immediato si opterà per una dilazione proprio per disporre di più tempo per portarlo avanti.



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