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DALLA GRECIA/ Così Tsipras si prepara "l'uscita di sicurezza"

Pubblicazione:martedì 26 maggio 2015

Alexis Tsipras (Infophoto) Alexis Tsipras (Infophoto)

Si vis pacem, para bellum. Non siamo proprio alla dichiarazione di guerra, quanto alla dichiarazione che oltre la "linea rossa" Tsipras e il suo partito non sono disposti ad andare. Due giorni di dibattito al Comitato Centrale di Syriza non hanno portato sostanziali novità. Le posizioni sono le stesse ribadite e ripetute fino allo sfinimento. La relazione del Presidente e primo ministro è stata accettata dalla maggioranza con una semplice conta delle braccia alzate. La mozione - adozione del "Piano B" e ritorno alla divisa nazionale - della sinistra-sinistra è stata messa ai voti: 75 a favore, 95 contro. Venti voti di differenza che indicano che il partito è spaccato quasi a metà, tra chi vuole un accordo "sostenibile" e chi chiede la "rottura" e l'inizio dell'avventura verso altre terre lontane, come moderni Giasone. Ma questa minoranza non ha ricevuto anche lei il mandato popolare (sempre sbattuto in faccia agli europei come grimaldello per non arretrare) per restare nell'euro? 

Il 71% sostiene che nella moneta unica ci vuole restare. Questa percentuale non si è fatta i conti in tasca su quanto costerebbe l'alternativa, semplicemente non ha la forza psichica necessaria per affrontare questa ipotesi: è già così incerto il futuro con l'euro, figurarsi come lo sarebbe con la dracma. È possibile che per i dirigenti "syrizei" questa sia soltanto una discussione accademica, tanto per alzare polvere e sostenere l'audience televisiva, ma per molta gente l'ipotesi è inquietante. Ad esempio, per coloro che hanno contratto un mutuo in euro (e sono milioni di cittadini). 
Tsipras è stato accorto, nel suo discorso, a non scontentare nessun compagno. Ha parlato di un "accordo sostenibile", un sostegno finanziario per lo sviluppo dell'economia e un taglio netto alle politiche di austerità. Niente di nuovo. Subito dopo, nel suo discorso, ha dato fiato alle trombe nello stile della propaganda elettorale, inveendo contro la "Troika dell'interno", cioè oligarchi, proprietari dei canali televisivi e la vecchia "élite" politica. 

Ottocentoventi parole che hanno infiammato la platea. A conclusione, duecentoquattordici parole su come il governo intende agire per il futuro del Paese a cominciare dalla riforma dello Stato, perché, "un'efficace e democratica amministrazione pubblica è la condizione per attuare il programma di redistribuzione del reddito e per una maggiore giustizia sociale, che costituiscono il DNA sia di Syriza, sia del governo". Non è la prima volta che i primi ministri ellenici parlano della riforma dello Stato: promessa di tutti, disattesa da tutti, per ora.

Ora sta a Tispras firmare l'accordo con i creditori, e poi portarlo in Parlamento per la votazione. Lui è convinto che ci sarà un lieto fine per tutti, greci, ex comunisti del suo partito e creditori. Si è però lasciato la porta aperta della "rottura", votata a maggioranza, e ha ribadito che la riforma delle pensioni dovrà essere discussa in seguito. Si dovrà comunque infilare il coltello nella piaga perché non è possibile che gli europei finanzino un sistema non sostenibile. Da Bruxelles comunque arrivano segnali di fumata bianca su alcuni punti delle trattative che potrebbero portare a una conclusione verso il fine settimana. Ha necessità che ad Atene arrivino 7,2 miliardi per far fronte ai debiti da pagare. 


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