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FINANZA/ Sapelli: tra Grecia e Usa i guai che affondano l'Europa

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Tutto questo rende fantastico il corso degli eventi. In contemporanea, infatti, si svolgono due riunioni che hanno del surreale. A Riga l'Eurogruppo ha visto una riunione a tre (Merkel, Hollande e Renzi), diretta a trovare una mediazione con Tsipras, che è stato richiamato non all'ordine ma all'attesa dei voleri del Fondo monetario internazionale, come dicevo… Esso dovrebbe risolvere il debito a medio termine di 7 miliardi che pende con varie scadenze sul collo dei greci. Quell'aiuto deve giungere da qualche parte, se si vuole, come si vuole, evitare il default greco. 

E la soluzione l'ha indicata la Merkel, è una soluzione a tre: la Bce (che ha già risposto positivamente annunciando l'acquisto rapido dei titoli di stato greci aiutando le banche locali), il Fmi (che traccheggia, ma sappiamo come Blanchard e la Lagarde la pensano e non si fanno certo impressionare dai tedeschi e quindi aiuteranno senza dubbio i greci) e infine la Commissione europea. Insomma: l'Europa si dilata, diventa un "tira e molla" per bambini…

Il prossimo mese la Grecia deve al Fmi 300 milioni di euro e in quelli successivi ha un complessivo debito verso lo stesso Fondo di 1,5 miliardi. Bene, anzi malissimo…anzi, tutto diventa politico… L'Eurogruppo, nel mentre, vincola un aiuto di 7 miliardi di assistenza finanziaria alla Grecia in cambio delle famose riforme. Tutto si giocherà su che cosa si definiranno "riforme": insomma, tutto si decide politicamente…

Infatti, mentre nella freddissima Riga si giocava questa messa in scena, nella favolosa Sintra, sull'Atlantico, antica capitale portoghese del lusso e della raffinatezza, dove la famiglia reale sino a Pedro I passava i mesi estivi per l'eccezionale clima, e ancora oggi affascinantissima, si svolgeva un'inutile riunione indetta dalla Bce con i banchieri centrali di tutto il mondo e qualche fidato professore di economia avviticchiato al sistema finanziario mondiale.

Qui è accaduta un cosa straordinaria che pochi in verità hanno raccontato. Stanley Fischer, Vice Governatore della Fed e grande mentore da sempre, da quando era Governatore della Banca Centrale Israeliana, del nostro Mario Draghi, ha bacchettato severamente quest'ultimo sollevando il più che legittimo dubbio se sia nei poteri e nel galateo della finanza mondiale il fatto che un personaggio così importante, il quale dovrebbe far sfoggio di indipendenza, come il Governatore della Bce, continuamente alzi i toni tra il minaccioso e il suadente sollevando il problema tutto politico delle riforme politico-economiche nelle nazioni dell'Unione. Una riprova, a mio avviso, che i rapporti tra Usa ed Europa e anche con il fidatissimo Draghi si stanno veramente incattivendo. Del resto si è trattato di un rimprovero che a molti è apparso più che legittimo quando a Sintra l'esigenza delle riforme è ritornata più di settanta volte nel testo di un discorso di non molti minuti e di non molte pagine. 

Insomma, l'avvisaglia di Fischer è anch'essa un messaggio che non ha caso ha ripreso Larry Summers nel corso dello stesso incontro di Sintra, quando ha stupito tutta la stampa spagnola e portoghese sostenendo che la crescita in quei paesi era ben lontana e che gli indicatori sbandierati diffondevano illusioni. Tutta la politica europea, per il noto economista, è profondamente sbagliata e non fa che accelerare la stagnazione secolare deflattiva in cui siamo immersi. È come dire a Draghi: non girare il coltello nella piaga, sappiamo tutti che l'ora della verità è giunta…

Insomma: dei bei quadretti alla Titanic che nessuno vede e su cui nessuno riflette. Dinanzi a questi iceberg che appaiono sul nostro cammino europeo forse occorrerebbe aprire una discussione pubblica in Italia e in tutta Europa. È urgente e sempre più necessario, ma nessuno sembra accorgersene.



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