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FINANZA/ Sapelli: tra Grecia e Usa i guai che affondano l'Europa

L’Europa vive un momento particolare e sempre più complicato, dove le questioni principali non sono più economiche ma prettamente politiche. Il punto di GIULIO SAPELLI

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La questione europea diviene sempre più interessante perché sta via via perdendo ogni dimensione economica per divenire invece una questione eminentemente politica sul futuro politico e istituzionale, prima che economico, appunto, del Vecchio continente

Innanzitutto accadono cose strane e ridicole se non fossero drammatiche. Tutti i giornali internazionali, anche quelli italiani e questo è una buona notizia anche se inconsueta, danno risalto a una missiva on line che un alto funzionario della Banca d'Inghilterra avrebbe inviato per sbaglio a The Guardian, importantissimo quotidiano britannico Una nota in cui, com'è più che normale e lecito, la Banca d'Inghilterra predispone teoricamente tutta una serie di cautelative misure da approntarsi nel caso che si decidesse, avvenuto che fosse il referendum, di uscire dall'Unione europea. Un chiaro segnale per dire che si fanno le cose sul serio e che le richieste inglesi sul piano confederativo anziché federativo, ossia su un ampliamento degli spazi di manovra nazionali nell'Unione, non sono una schermaglia elettorale, ma qualcosa da prendere molto sul serio

Non si comprende bene quale sia il destinatario della missiva… I tedeschi sembrano perdere sempre più interesse alle schermaglie istituzionali ed è mia convinzione che, seguendo una vecchia tentazione anti-bismarkiana della politica estera teutonica, la Germania inizi a pensar seriamente a un'Europa senza Regno Unito: situazione che aumenterebbe a dismisura il suo potere sul Vecchio continente anche in forma militare, come sarà inevitabile che accada negli anni futuri, visto il lento allontanarsi degli Usa dall'Europa in forma ormai irreversibile. 

L'altro fatto strano è il gioco di rimpallo che inizia sul problema greco tra Commissione europea e Fondo monetario internazionale. Se i greci non ripagheranno il loro debito verso il Fmi come si farà? Semplice: è il Fondo che deve intervenire per risolvere il problema, non ci sono altre alternative. Tutto, insomma, serve a prendere tempo. Sono in corso elezioni regionali e/o amministrative che dir si voglia in due importanti paesi dell'Europa del Sud: Italia e Spagna, che possono influire sui negoziati in corso sulla questione greca e più in generale sulla politica economica europea in merito alla crescita versus l'austerità.

Ma più che l'Italia, ciò che preoccupa tutta la catena di comando politico-istituzionale europea, sono le elezioni spagnole, dove - caso unico in Europa e forse antesignano di una tendenza generale - si stanno delineando situazioni di pluripartitismo "pactate", per dirla alla spagnola, ossia che costringeranno sia il Pp che il Psoe a negoziare possibili coalizioni con Podemos e Ciudadanos. Podemos non fa storia: è una questione nota e rinota, è la nuova sinistra che si sta formando sul modello greco in un amalgama tra vecchia sinistra non compromessa con il potere su scala personale e nuovi movimenti. Più interessante il caso di Ciudadanos: un partito catalano non autonomista ma per l'unità della Spagna e antieuropeista ma non antieuro, che si propone come alternativa al Pp, creato e alimentato da una borghesia "illustrada" e che via via da catalano è divenuto nazionale ed è chiaramente il frutto di un disegno dell'establishment spagnolo (le due banche di Bilbao e Santander, il Banco Central, la monarchia, che è sempre l'elemento centrale dell'equilibrio di potere spagnolo, checché se ne dica o si tenti, per via giudiziaria, di disfare…) per sostituire in futuro un partito moderatissimo, il Pp, che chiaramente ha perso la tramontana nella corruzione e nel declino post-Aznar. Quindi si deve prendere tempo. La Spagna è un terreno troppo delicato…