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FINANZA E POLITICA/ Forte: le tre "frecciatine" di Visco a Renzi

Pubblicazione:mercoledì 27 maggio 2015

Ignazio Visco (Infophoto) Ignazio Visco (Infophoto)

No, basti pensare a Telecom ed Enel, che non hanno tecnologie d’avanguardia, e al settore farmaceutico che si ritrova con lo stesso problema. L’appunto di Visco sulla necessità di maggiori investimenti è probabilmente rivolto a tutti i governi italiani degli ultimi 20 anni, che hanno rinunciato ad attuare una qualsiasi politica industriale ignorando che il compito dello Stato è occuparsi dello sviluppo tecnologico.

 

Ritiene che Visco sia stato abbastanza chiaro su questo punto?

Il governatore avrebbe dovuto dire apertamente che quando il mercato del lavoro è libero e privatizzato le persone qualificate trovano più facilmente un’occupazione, e quindi c’è un incentivo a qualificarsi. L’assunzione dei 100mila precari della scuola del resto lo documenta, in quanto è proprio la rinuncia al criterio del merito.

 

Il governatore dice anche che una nuova crisi greca potrebbe determinare delle “tensioni gravi”. Con quali effetti per l’Italia?

Visco rimarca che un’eventuale uscita della Grecia dall’euro comporterebbe delle grandi ripercussioni negative sull’Italia. Una delle questioni fondamentali, che il governatore non osa menzionare, è che la Grecia non può uscire perché se ciò avvenisse sarebbero smentite le promesse di Draghi sul fatto che l’euro è un fatto irreversibile. Le parole di Visco però mandano un messaggio all’Ue, e cioè che a trovarsi in difficoltà non sarebbe soltanto la Grecia ma tutto il Sud dell’Europa.

 

Ritiene che Renzi finora abbia preso il problema abbastanza sul serio?

Finora il governo italiano ha sottovalutato la crisi greca e in generale tutte le varie implicazioni internazionali che potrebbe avere. Il nostro esecutivo si è limitato a frasi generiche sul fatto che l’Europa dovrebbe fare di più, ma non ha mai detto chiaramente che bisogna fare in modo che Atene non esca dall’euro perché per noi sarebbe un disastro. L’impossibilità a recuperare crediti da 40 miliardi di euro sarebbe una stangata per il debito pubblico che non ci possiamo permettere, perché rappresentano quasi il 3% del Pil. A ciò si aggiungerebbero lo spread che sale e l’assalto ai nostri titoli pubblici, un vento spaventoso mentre il nostro governo si gingilla con inezie come tesoretto e Jobs Act.

 

(Pietro Vernizzi)



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