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SPY FINANZA/ Le "turbo-banche" pronte a far danni in Italia

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Per favore, smettiamola di raccontarci favole: capire se una banca è sana è facilissimo, come ci diceva un banchiere popolare durante un incontro al Meeting di Rimini dell'ormai lontano 2010. Andate a vedere il bilancio e guardate la qualità degli attivi: se fa la banca, va bene. Se fa altro, non fatevi ingannare. A Bankitalia, in tutti questi anni, cosa hanno fatto al riguardo? La nanna, temo, un po' come la Consob su certe operazioni. Ma siccome il piatto è ricco e goloso, ecco l'implementazione alle banche di credito cooperativo: «Affinché possano continuare a sostenere territori e comunità locali preservando lo spirito mutualistico che le contraddistingue - rilevava ieri Visco - vanno perseguite forme di integrazione basate sull'appartenenza a gruppi bancari. La scarsa diversificazione dei rischi e la difficoltà di irrobustire il patrimonio stanno determinando, in non pochi casi, situazione di crisi». Banca d'Italia valuterà le proposte che verranno dall'associazione di categoria «alla luce della loro capacità di rimuovere gli ostacoli alla capitalizzazione e di risolvere i problemi di questi intermediari. Di certo, il cambiamento non può essere procrastinato». 

Altro giro, altra emergenza: ma è davvero questa la priorità del sistema bancario italiano, l'anomalia delle banche popolari e di credito cooperativo? Andate a chiedere a un piccolo imprenditore della Valtellina o della Valchiavenna se il suo problema è che la banca cui fa riferimento da anni per ottenere finanziamenti affinché la sua azienda cresca e si espanda diventi una società per azioni o il fatto che quella stessa banca, stante la situazione attuale, cominci a ritirare i fidi e tagliare le linee di credito o chiedere maggiori garanzie: l'Italia non vive di azionisti, vive di imprenditori e artigiani. 

Certo, questo è il mondo ideale per chi sogna un'economia alla francese, sussidiata di Stato e basata solo sulle grandi industrie: l'Italia, però, non è questo e cercare di trasformarla forzatamente è folle, oltre che suicida in un momento simile. 

Ma ecco poi un terzo punto che, come vedrete, stranamente ha stretta attinenza al piano politico: ecco il vero problema italiano, la politica dentro le banche. Da parte di Visco, infatti, arriva promozione piena, invece, per il protocollo d'intesa siglato tra il ministero dell'Economia, a cui compete la vigilanza sulle fondazioni, e l'Acri. Il documento muove nella direzione auspicata da Banca d'Italia che da tempo sottolinea la necessità che le fondazioni bancarie svolgano il ruolo di azionista nel rispetto dell'autonomia gestionale delle banche partecipate e diversifichino i propri investimenti. A detta del numero uno di Palazzo Koch, in particolare, il limite di concentrazione dell'investimento in un singolo emittente tutela tanto l'interesse delle fondazioni quanto quello degli intermediari. Inoltre, viene presidiato il rispetto del divieto di controllo delle banche partecipate, anche congiunto o di fatto, e viene migliorata la qualità degli organi, rafforzandone il grado di indipendenza. 

Anche in questo caso, logica aziendalista allo stato puro, scordandosi di fatto qual è il plusvalore delle Fondazioni bancarie, con tutti i loro limiti: sopperire alle carenze dello Stato nei territori, ovvero quella sussidiarietà tanto sbandierata ma di fronte alla quale però, quando si palesa, tutti trovano mille motivi di distinguo. Chi sta per mettere mano ai tagli ai servizi per disabili nel comune di Viareggio? Le Fondazioni bancarie. 

Io capisco che non più tardi di quattro anni fa qualcosa di poco chiaro si mosse tra le Fondazioni bancarie legate a Unicredit dopo l'addio di Alessandro Profumo, tanto da portare la Consob a imporre non solo lo stop alle vendite allo scoperto ma anche al prestito titoli e all'obbligo di richiamo di quelli già prestati a investitori istituzionali, ma bisognerebbe guardare alla radice del problema. Se - e ripeto "se" - Fondazione Cassa di Risparmio di Verona, Vicenza, Belluno e Ancona, Fondazione Cassa di Risparmio di Torino, Carimonte Holding e Gruppo Allianz - ovvero l'allora nucleo forte in Unicredit con il 14% - decisero di operare al ribasso per far scendere il valore del titolo per poi presentarsi come "cavaliere bianco", acquistando una grossa percentuale dell'azionariato (magari pensando a un'Opa ostile) non lo hanno fatto perché portate proprio dalla politica a ragionare e operare unicamente in una logica meramente finanziaria del loro essere? Mi piacerebbe che Visco rispondesse a questa mia domanda. 


COMMENTI
27/05/2015 - Separazione Finanza / Banca Commerciale (Michele Tamburri)

E' assolutamente NECESSARIO ed URGENTE tornare alla SEPARAZIONE tra FINANZA e BANCA COMMERCIALE, altrimenti l' orizzonte, quantomeno in Europa (ma anche globalmente), sarà quello di un susseguirsi di BOLLE che andranno sempre più ad atrofizzare la struttura dell' Economia Reale. PREMESSA FONDAMENTALE è che le BANCHE (in particolare quelle italiane) NON POSSONO CONSIDERARSI AZIENDE COME TUTTE LE ALTRE. Esse GESTISCONO il RISPARMIO dei CITTADINI, vale a dire una MATERIA alquanto SENSIBILE, e SONO ad elevatissima LEVA finanziaria dato che i DEPOSITI sono DEBITI. Anzi si potrebbe arrivare a dire che i VERI AZIONISTI sono proprio i DEPOSITANTI/RISPARMIATORI (i quali anzi nel prosieguo saranno sempre più esposti a Rischi Default). Stante poi l' INDISPENSABILE FUNZIONE di INTERMEDIAZIONE CREDITIAZIA che le le predette BANCHE sono tenute a svolgere, CIO' che CONTA NON SONO TANTO LE DIMENSIONI ("TOO BIG TO FAIL"), che pure possono avere una loro rilevanza, ma SOPRATTUTTO L' EFFICIENZA e la CAPACITA' PROFESSIONALE (e NON RELAZIONALE) di FARE CREDITO. Quindi, al di là di un comprensibile eventuale Investimento in Titoli di Stato ( e comunque entro certi limiti), l' Utilizzo della RACCOLTA per FINANZA SPECULATIVA deve essere assolutamente EVITATO. Nulla toglie che non si possa EFFETTUARE una tale ATTIVITA' FINANZIARIA , ma occorre ricorrere ad appositi VEICOLI da essere SUPPORTATI esclusivamente da MEZZI PROPRI e quindi CAPITALE di RISCHIO degli AZIONISTI.

 
27/05/2015 - Capitale finanziario e capitale monetario (Renato Mazzieri)

Il comportamento del sistema bancario dipende dal livello di concentrazione e di accentramento del capitale ed è effetto dell'attuale fase del capitalismo (sovrapproduzione seguita da sottoconsumo) determinata anche dallo stesso sistama bancario. Vive alla giornata perché non considera (per sua natura) che la parte di crediti (pubblici e privati) del sistema finanziario pari alla differenza fra totale del valore di mercato dei consumi e totale del valore riconosciuto alla forza-lavoro è inesigibile e quindi è come se fosse inesistente.