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SPY FINANZA/ Le "turbo-banche" pronte a far danni in Italia

Pubblicazione:mercoledì 27 maggio 2015

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Ma andiamo avanti. In generale, per Visco il mercato del credito e la redditività delle banche mostrano segni di miglioramento, ma il lascito della crisi resta ancora pesante sui bilanci degli istituti di credito che hanno dunque difficoltà ad allargare troppo i nuovi prestiti: «A marzo i prestiti alle imprese erano del 2,2% più bassi di un anno prima, con una forte attenuazione della caduta che osserviamo da tre anni». Tuttavia, le condizioni creditizie «restano eterogenee». In particolare, nei settori dell'economia dove le prospettive sono già migliorate, i prestiti alle aziende con condizioni finanziarie equilibrate hanno ricominciato a crescere, mentre nei settori per i quali la ripresa è più lenta, come nelle costruzioni, si registra tuttora una flessione. Sicuri che nelle costruzioni i prestiti arranchino per tutti? A me risulta, da voci di chi opera, che un grande gruppo, i cui banner pubblicitari riempiono ad esempio il bordocampo di San Siro, abbia in questo periodo ampie agevolazioni al credito da parte, per esempio, di Bnl e Monte dei Paschi. Mi sbaglierò, ma non vorrei che Visco, come al solito, ragioni sulle mere percentuali, dimenticando figli e figliastri di questo Paese: se serve un'operazione verità la si faccia ma fino in fondo, a viso aperto. 

Per Visco, poi, anche la qualità del credito e la redditività dei maggiori gruppi bancari è migliorata nel primo trimestre: «Ma l'eredità della recessione pesa ancora sui bilanci delle banche. Alla fine del 2014 la consistenza delle sofferenze è arrivata a sfiorare i 200 miliardi, il 10% del complesso dei crediti; gli altri prestiti deteriorati ammontavano a 150 miliardi, il 7,7% degli impieghi. Prima della crisi, nel 2008, l'incidenza delle partite deteriorate era, nel complesso, del 6%. A fronte di queste esposizioni le banche accantonano risorse cospicue; effettuano svalutazioni che assorbono larga parte del risultato operativo e limitano l'autofinanziamento. Ne deriva un vincolo all'erogazione di nuovi prestiti». D'altronde, se invece di ricapitalizzare davvero si sono comprati Btp con il badile per tenere a bada lo spread al governo amico e non eletto di turno è un po' difficile riuscire a uscire dalle restrizioni e dalle durezze della crisi, no? Se poi, come in questo Paese, si dà vita a operazioni in cui si compra a 10 ciò che vale 2, salvo poi dover scaricare a bilancio le perdite, è un po' dura poter erogare credito a un imprenditore, a una famiglia e un giovane con la sua startup, no? Quelli sono buoni solo per i pignoramenti, le telefonate quotidiane per uno scoperto ridicolo, la negazioni di mutui e prestiti, le spese eccessive, l'anatocismo e tante altre simpatiche pratiche i i nostri istituti pongono in essere ogni giorno, casualmente senza che Bankitalia - ovvero la holding delle banche private, non più una banca pubblica che tutela il bene comune dei contribuenti - dica un solo beh. 

Com'è che con l'Euribor a 3 mesi in negativo, le banche caricano ancora spread "interni" del 2,5-3%? Per ricapitalizzare e tornare profittevoli, come chiede il buon Visco? Lasciamo perdere, tutti voi avete un conto corrente e sapete come funzionano le cose, non sono io a dovervelo spiegare. Ma Visco, comunque, ha la ricetta. «L'attivazione di una bad bank aiuterebbe la ripartenza del mercato del credito», tanto che Visco auspica che la discussione sul tema in corso tra autorità italiane ed europee sia «rapida e costruttiva». Lo sviluppo di un mercato secondario dei crediti deteriorati, oggi pressoché inesistente, contribuirebbe a riattivare appieno il finanziamento di famiglie e imprese: «Proponiamo da tempo iniziative in questa direzione, anche con il concorso del settore pubblico; stiamo collaborando con il governo a disegnarle, nel rispetto della disciplina europea sugli aiuto di Stato». 


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COMMENTI
27/05/2015 - Separazione Finanza / Banca Commerciale (Michele Tamburri)

E' assolutamente NECESSARIO ed URGENTE tornare alla SEPARAZIONE tra FINANZA e BANCA COMMERCIALE, altrimenti l' orizzonte, quantomeno in Europa (ma anche globalmente), sarà quello di un susseguirsi di BOLLE che andranno sempre più ad atrofizzare la struttura dell' Economia Reale. PREMESSA FONDAMENTALE è che le BANCHE (in particolare quelle italiane) NON POSSONO CONSIDERARSI AZIENDE COME TUTTE LE ALTRE. Esse GESTISCONO il RISPARMIO dei CITTADINI, vale a dire una MATERIA alquanto SENSIBILE, e SONO ad elevatissima LEVA finanziaria dato che i DEPOSITI sono DEBITI. Anzi si potrebbe arrivare a dire che i VERI AZIONISTI sono proprio i DEPOSITANTI/RISPARMIATORI (i quali anzi nel prosieguo saranno sempre più esposti a Rischi Default). Stante poi l' INDISPENSABILE FUNZIONE di INTERMEDIAZIONE CREDITIAZIA che le le predette BANCHE sono tenute a svolgere, CIO' che CONTA NON SONO TANTO LE DIMENSIONI ("TOO BIG TO FAIL"), che pure possono avere una loro rilevanza, ma SOPRATTUTTO L' EFFICIENZA e la CAPACITA' PROFESSIONALE (e NON RELAZIONALE) di FARE CREDITO. Quindi, al di là di un comprensibile eventuale Investimento in Titoli di Stato ( e comunque entro certi limiti), l' Utilizzo della RACCOLTA per FINANZA SPECULATIVA deve essere assolutamente EVITATO. Nulla toglie che non si possa EFFETTUARE una tale ATTIVITA' FINANZIARIA , ma occorre ricorrere ad appositi VEICOLI da essere SUPPORTATI esclusivamente da MEZZI PROPRI e quindi CAPITALE di RISCHIO degli AZIONISTI.

 
27/05/2015 - Capitale finanziario e capitale monetario (Renato Mazzieri)

Il comportamento del sistema bancario dipende dal livello di concentrazione e di accentramento del capitale ed è effetto dell'attuale fase del capitalismo (sovrapproduzione seguita da sottoconsumo) determinata anche dallo stesso sistama bancario. Vive alla giornata perché non considera (per sua natura) che la parte di crediti (pubblici e privati) del sistema finanziario pari alla differenza fra totale del valore di mercato dei consumi e totale del valore riconosciuto alla forza-lavoro è inesigibile e quindi è come se fosse inesistente.