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Economia e Finanza

SPY FINANZA/ Le "turbo-banche" pronte a far danni in Italia

Approfittando delle parole pronunciate ieri da Ignazio Visco, MAURO BOTTARELLI analizza la situazione e le prospettive del sistema bancario italiano e dei suoi rapporti con l'economia reale

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Oggi dimentichiamoci della finanza, dello spread, dei giochi di potere sottotraccia. Oggi parliamo di noi, ovvero dell'Italia. E lo facciamo utilizzando come spartito le parole del governatore di Banca d'Italia, Ignazio Visco, il quale ieri ha esortato le banche a contenere ancora i costi e ad ampliare le fonti di ricavo per recuperare redditività: «Per recuperare redditività le banche possono contenere ancora i costi e ampliare le fonti di ricavo. Non pochi intermediari, soprattutto di medie dimensioni, stanno valutando operazioni di concentrazione, anche in risposta alle recenti innovazioni normative», ha sottolineato il numero uno di Palazzo Koch, avvertendo però, nelle sue considerazioni finali, che «i benefici potenziali delle operazioni sono cospicui ma non scontati: richiedono interventi decisi sul piano organizzativo, nella razionalizzazione dei sistemi distributivi, nella gestione dei rischi, nel ricorso alla tecnologia». Insomma, ancora una volta si confondono i piani e si parla del sistema bancario come di un'industria: lo è, ci mancherebbe, ma se il principio che la regola continuerà a restare quello della redditività fine a se stessa non si andrà da nessuna parte. 

Visco, infatti, dovrebbe spiegare come aumentarla questa benedetta redditività: fusioni? Certo. Chiusura di sportelli? Anche. Ma siamo sicuri che, al netto delle sofferenze, questo sarà sufficiente? Non stiamo cercando di svuotare il mare con un secchiello? Il problema, a mio modo di vedere, è solo uno: non si ha il coraggio, Visco in primis, di affrontare la realtà, ovvero il fatto che oggi le banche commerciali sono di fatto banche d'affari, dove la gestione del risparmio e l'erogazione del credito non sono più il core business ma meramente un gravoso obbligo statutario per garantirsi possibilità di raccolta (ovvero, filiali e bancomat). Le banche, ormai, campano sul trading. E, da un certo punto di vista, come dargli torto: cosa ha fatto il governo, inteso come potere di ogni colore, per le banche in questi anni? Nulla più che una deregulation silenziosa e clientelare: io non guardo a cosa fai, se serve una mano te la porgo (vedi la rivalutazione delle quote della stessa Bankitalia), ma tu continui a comprare Btp come se non ci fosse un domani. Ecco cos'è, nella realtà che Visco non potrà mai ammettere, il sistema bancario italiano. 

E la dimostrazione di quanto dico sta nell'affermazione seguente del governatore, riferita alla riforma delle banche popolari varata dal governo: «Faciliterà lo svolgimento efficiente dell'attività di intermediazione creditizia in un mercato reso più competitivo dall'Unione bancaria. La forma cooperativa ha, infatti, limitato il vaglio da parte degli investitori e ha ostacolato la capacità di accedere con tempestività al mercato dei capitali, in alcuni momenti cruciali per fare fronte agli shock esterni». Balle, con tutto il rispetto istituzionale e professionale che ho per Ignazio Visco, persona degnissima. Quella riforma serve alle grandi banche, ovvero agli azionisti di maggioranza di Bankitalia, per cannibalizzare i bocconi più profittevoli degli istituti territoriali a costi di saldo, sfruttando da un lato l'emergenza nei bilanci figlia della recessione e della minore resistenza alle avversità e dall'altro una riforma fatta in fretta e furia rispetto a una materia che, casualmente, è dibattuta da anni ma che di colpo è divenuta improcrastinabile. 

Le cosiddette "banche dell'ultimo miglio" o del territorio, infatti, sono sostanzialmente di due tipi: quelle sane, davvero legate al contesto socio-economico in cui operano, di cui sono linfa vitale, e quelle marce, di fatto stipendifici e nominifici con portafogli degni di un fondo speculativo e bilanci da mani nei capelli. Anche in questo caso, una dinamica che va avanti da anni: perché non si è intervenuti caso per caso con la vigilanza? Carige o Banca Etruria pensate che siano cadute in disgrazia negli ultimi sei mesi e ora la riforma voluta dal governo Renzi, non senza qualche conflitto di interesse, sarà il toccasana? 


COMMENTI
27/05/2015 - Separazione Finanza / Banca Commerciale (Michele Tamburri)

E' assolutamente NECESSARIO ed URGENTE tornare alla SEPARAZIONE tra FINANZA e BANCA COMMERCIALE, altrimenti l' orizzonte, quantomeno in Europa (ma anche globalmente), sarà quello di un susseguirsi di BOLLE che andranno sempre più ad atrofizzare la struttura dell' Economia Reale. PREMESSA FONDAMENTALE è che le BANCHE (in particolare quelle italiane) NON POSSONO CONSIDERARSI AZIENDE COME TUTTE LE ALTRE. Esse GESTISCONO il RISPARMIO dei CITTADINI, vale a dire una MATERIA alquanto SENSIBILE, e SONO ad elevatissima LEVA finanziaria dato che i DEPOSITI sono DEBITI. Anzi si potrebbe arrivare a dire che i VERI AZIONISTI sono proprio i DEPOSITANTI/RISPARMIATORI (i quali anzi nel prosieguo saranno sempre più esposti a Rischi Default). Stante poi l' INDISPENSABILE FUNZIONE di INTERMEDIAZIONE CREDITIAZIA che le le predette BANCHE sono tenute a svolgere, CIO' che CONTA NON SONO TANTO LE DIMENSIONI ("TOO BIG TO FAIL"), che pure possono avere una loro rilevanza, ma SOPRATTUTTO L' EFFICIENZA e la CAPACITA' PROFESSIONALE (e NON RELAZIONALE) di FARE CREDITO. Quindi, al di là di un comprensibile eventuale Investimento in Titoli di Stato ( e comunque entro certi limiti), l' Utilizzo della RACCOLTA per FINANZA SPECULATIVA deve essere assolutamente EVITATO. Nulla toglie che non si possa EFFETTUARE una tale ATTIVITA' FINANZIARIA , ma occorre ricorrere ad appositi VEICOLI da essere SUPPORTATI esclusivamente da MEZZI PROPRI e quindi CAPITALE di RISCHIO degli AZIONISTI.

 
27/05/2015 - Capitale finanziario e capitale monetario (Renato Mazzieri)

Il comportamento del sistema bancario dipende dal livello di concentrazione e di accentramento del capitale ed è effetto dell'attuale fase del capitalismo (sovrapproduzione seguita da sottoconsumo) determinata anche dallo stesso sistama bancario. Vive alla giornata perché non considera (per sua natura) che la parte di crediti (pubblici e privati) del sistema finanziario pari alla differenza fra totale del valore di mercato dei consumi e totale del valore riconosciuto alla forza-lavoro è inesigibile e quindi è come se fosse inesistente.