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Economia e Finanza

SPY FINANZA/ Euro "spaccato", le prove sono in Spagna e in Germania

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E qual è la nazione con maggiore esposizione e interconnessione economica e finanziaria con il Portogallo? Esatto, la Spagna. La quale, casualmente, subito dopo il trionfo di Podemos, fa arrivare prima all'Ue e poi a El Pais la bozza della sua proposta rivoluzionaria, di fatto una Bce con compiti di unione fiscale e mutualizzazione del debito al fine di schermare tutte le criticità nazionali in vista di un nuovo terremoto. 

C'è però anche un altro motivo che ha mosso Madrid verso questa direzione, non direttamente legato alle dinamiche obbligazionarie sovrane degli ultimi giorni. A inizio maggio, infatti, sono usciti i dati riguardanti il surplus di conto corrente della Germania, contenuti nelle previsioni di primavera della Commissione europea: siamo al massimo record dell'era moderna del 7,9% del Pil e l'anno prossimo resterà al 7,7%. Completamente fuori controllo, la Germania è a oggi il più grande, singolo peccatore dell'Unione, violando tutte le regole di stabilità: ma si tratta dei padroni, quindi possono. E, visto che i Trattati europei non verranno rinforzati, né implementati in tal senso, non rischiano nemmeno sanzioni. 

È passato un anno da quando Bruxelles disse a Berlino di "fare i compiti a casa", ovvero di cominciare a spendere a livello interno quei soldi e non accumularli, ma ovviamente i tedeschi se ne sono bellamente fregati: questo è il quinto anno di fila che la Germania presenta un surplus sopra il livello massimo del 6% del Pil. E non si tratta di uno shock una tantum, quello tedesco è un abuso strutturale, visto che il dato rimane alto anche se aggiustato ai più bassi costi energetici: parliamoci chiaro, una dinamica simile rende ingestibile l'unione monetaria e si presenta come una minaccia ben più grave del problema del debito greco. 

Perché l'Ue non tratta il surplus tedesco come ha trattato in passato i deficit dei Paesi del Sud, visto che rappresenta una minaccia comparabile alla stabilità dell'eurozona? Il tasso di disoccupazione tedesco è ai minimi post-riunificazione del 4,7% ma gli sbilanciamenti della politica tedesca hanno portato alla paradossale situazione che quasi piena occupazione non ha stimolato la crescita dei consumi. Di più, lo stesso Fmi disse chiaramente lo scorso anno - quando il surplus tedesco era all'8,25% se bilanciato al ciclo - che quel dato era tra i 3 e 6 punti percentuali superiore a quanto non solo desiderabile ma anche giustificato dai fondamentali e che il tasso di cambio tedesco era sottovalutato di almeno il 18% in base alla teoria dell'elasticità del commercio e questo ben prima che l'euro cominciasse a deprezzarsi verso il dollaro. 

Strizzando le dinamiche salariali nei primi anni dell'unione valutaria, la Germania ha spiazzato e messo in fuorigioco tutti gli altri membri, quelli del Sud in testa, finiti non a caso tra il 2011 e il 2014 in una spirale quasi deflazionaria. D'altronde, è la stessa struttura regolatoria e fiscale tedesca che favorisce produzione ed export a discapito dei consumi: Berlino potrebbe tranquillamente tagliare le tasse per i redditi più bassi e ridurre l'Iva, non lo fa per scelta, nonostante ci sarebbe più di motivo fiscalmente intelligente per farlo.