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SPY FINANZA/ Euro "spaccato", le prove sono in Spagna e in Germania

Pubblicazione:giovedì 28 maggio 2015

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Impegnati come siamo nel seguire le manovre da denuncia per insider trading (o turbativa dei mercati) del governo greco, rischiamo di perderci ciò che di davvero interessante sta accadendo in Europa: perché la Spagna sta chiedendo ufficialmente un cambio di statuto alla Bce, affinché adotti in pieno il modello Fed? Cosa sanno - o temono - a Madrid per arrivare a una scelta simile, di fatto in grado di spaccare ulteriormente gli equilibri già fragili dell'Unione? 

Stando a una lista di proposte del governo iberico pubblicata dal quotidiano El Pais, l'esecutivo di Mariano Rajoy vorrebbe che l'Eurotower espandesse il suo ruolo al fine di prevenire pericolosi sbilanciamenti all'interno dell'unione valutaria. Di più, Madrid chiede alle autorità dell'eurozona di adottare un budget comune per utilizzarlo in caso di salvataggi di emergenza e di emettere debito nella forma di eurobonds. Insomma, una rivoluzione assoluta che non solo vedrà la Germania pronta ad alzare le barricate, ma soprattutto che richiederà la revisione dei Trattati, altro totem per Berlino che sta già lottando contro le richieste britanniche di rinegoziare la partecipazione all'Unione attraverso gli opt-outs. 

Sottolineando l'esposizione potenziale dell'Europa a «shock asimmetrici», la bozza spagnola chiede un cambio netto nel mandato della Bce, auspicando che la Banca centrale adotti strumenti atti a prevenire l'aumento dei livelli di debito e il peggioramento ulteriore del dato occupazionale. «La direzione della politica monetaria della valuta unica è stata inadeguata per certi partner negli anni recenti. È stata eccessivamente espansionistica in certe nazioni e ha creato le condizioni che hanno favorito l'eccessivo indebitamento e l'accumulazione di sbilanciamenti», si legge nel documento iberico all'Ue. Insomma, Madrid vuole da subito una Bce in stile Fed, ovvero con un duplice mandato che includa anche l'obiettivo del tasso occupazionale: non a caso, Madrid ha il più alto tasso di disoccupazione giovanile tra i 19 membri, oltre il 50%. 

Ma come, fino alla scorsa settimana, quando è uscito il dato sul Pil del primo trimestre di quest'anno, la Spagna era il modello da seguire, il campione della ripresa e ora, di colpo, arriva a chiedere unilateralmente una rivoluzione di questa portata? Cosa succede a Madrid? Due cose, ma che si sostanziano essenzialmente in una: la nuova ondata di crisi sta arrivando e Madrid sa di aver non solo truccato i conti, ma creato una cortina fumogena che verrà spazzata via al primo refolo di reale reazione dei mercati. 

Al netto del Qe della Bce in atto, infatti, la tensione greca ha spedito nuovamente gli spread dei Paesi cosiddetti periferici sull'ottovolante, con buona pace di chi pensava che il "bazooka" di Mario Draghi sarebbe stata la risposta a tutti i problemi. Ma c'è di più. Ricordate che lunedì è stata la giornata nera per gli spread dei cosiddetti Piigs, ma qualcuno ha patito più degli altri, come ci mostra questo grafico: il Portogallo ha visto il suo benchmark decennale schiantarsi letteralmente al suolo a livello di trade reale, non come percezione rispetto a un mercato illiquido. Sintomo che il Paese soffre e, nonostante sia uscito dal programma di salvataggio, non sarebbe di grado di camminare con le proprie gambe in caso di una nuova ondata di crisi.

 


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