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Economia e Finanza

DALLA GRECIA/ Il "tira e molla" che costa 22,3 milioni al giorno

Alexis Tsipras (Infophoto)Alexis Tsipras (Infophoto)

E ad Atene il clima è di incertezza, alimentata anche da variopinte dichiarazioni di ministri e parlamentari. I quotidiani italiani hanno riportato la notizia che Yanis Varoufakis aveva lanciato la proposta di tassare le transazioni bancarie. Si sono dimenticati di aggiungere che due ore dopo il ministro smentiva se stesso con una dichiarazione a dir poco "bizantina". Se a questa ipotesi si somma  la voce che in questo lungo fine settimana di festa poteva arrivare il "capital control", il totale si traduce in un prelievo di 300 milioni dai conti correnti (secondo i dati, l'80% dei conti non superano i 15 mila euro). 

Il continuo dissanguamento degli istituti bancari ha fatto scattare l'allarme alla Bce, la quale ieri ha parlato dell'aumento del pericolo di default. Ancora più risalto è stato dato alla dichiarazione di un ministro, il quale domenica scorsa ha dichiarato che non c'erano i fondi per pagare il Fmi. Era una "bufala" politica usata dal ministro per creare la giusta atmosfera tra i compagni che stavano discutendo durante i lavori del Comitato Centrale. Notizia che tuttavia ha influenzato le borse. Eppure non era lo stesso Syriza che, dall'opposizione, urlava contro il governo sostenendo che certe dichiarazioni non facevano altro che portare acqua al mulino degli speculatori finanziari? "Come vedete, è sufficiente minacciare di non pagare la rata del 5 giugno al Fmi per vedere che tutti corrono", ha affermato un orgoglioso parlamentare Syriza, Thanasis Petrakos. L'unico a correre è il suo primo ministro, i creditori per ora aspettano prima di far cadere sul tavolo della trattative il "prendere o lasciare", mentre l'economia non solo rallenta, ma di fatto è congelata.

Lo stallo sui negoziati sta costando all'economia 22,3 milioni al giorno. È quanto denuncia la Confederazione del commercio e delle imprese elleniche (Esee), sottolineando che negli ultimi quattro mesi hanno chiuso in media ogni giorno 59 piccole imprese con la perdita di 613 posti di lavoro al giorno. Secondo uno studio della Esee, l'economia ellenica avrebbe bisogno di 25 miliardi solo per recuperare le perdite subite dal giorno in cui sono state indette le elezioni a dicembre. A fronte dell'alta percentuale di disoccupati che provengono dal settore privato, il sindacato del pubblico impiego ha deciso ieri per una fermata del lavoro (comunque retribuita)  per "la salvezza dei fondi pensioni". La richiesta al governo è di assumersi le sue responsabilità e garantirne la sostenibilità, mediante i finanziamenti del governo e di ignorare le richieste dei creditori. Ma non solo. Si chiede al governo l'abolizione della clausola "deficit zero" per le pensioni integrative, il ripristino del 3% sugli appalti del settore pubblico a favore del loro fondo e della 13.a. e 14.a pensione. E ovviamente l'abolizione del Memorandum e la riduzione del debito. 

Gli impiegati si sono dati appuntamento di fronte al ministero del Lavoro, con il risultato che il traffico in uno dei viali più congestionati del centro di Atene ha prodotto code e ingorghi e ha fatto perdere, oltre alla pazienza, tempo e denaro.

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