BENVENUTO   |   Login   |   Registrati   |
Imposta Come Homepage   |   Ricerca Avanzata  CERCA  

DALLA GRECIA/ Il "tira e molla" che costa 22,3 milioni al giorno

Pubblicazione:venerdì 29 maggio 2015

Alexis Tsipras (Infophoto) Alexis Tsipras (Infophoto)

L'episodio va letto come una metafora della contraddizione di Syriza? Alcuni ministri e parlamentari "Syriza" si sono presentati alla porta del club per uomini più esclusivo della capitale, "Athens Club", fondato nel 1875 secondo il modello inglese. È il ritrovo della alta borghesia ateniese. Si mormora che nei suoi saloni si siano decisi, nei decenni passati, i destini del Paese. I "syrizei" sono stati respinti con la giustificazione che non portavano la cravatta. Strano davvero in un Paese in cui nessuno (forse pochi) rispetta e fa rispettare le regole. E poi perché hanno voluto entrare nella tana degli oligarchi? 

Syriza: partito "di lotta" o "di governo"? Per il momento non ha ancora scelto. Ma sarà costretto  a farlo quando Tsipras firmerà l'accordo. Per ora non si conosce la data precisa. Atene e Bruxelles non sono sulla stessa frequenza. Se Tsipras dichiara di "essere fiducioso" e che l'accordo "verrà sottoscritto a giorni", dalla capitale belga, e di riflesso dalla capitale tedesca, arrivano messaggi diversi: "Siamo ancora lontani". L'obiettivo di Atene è quello di raggiungere un "accordo unico, chiaro e completo" che preveda, afferma una fonte governativa, "obiettivi di avanzo primario più bassi per il primo anno e nessuna misura recessiva". L'accordo, aggiunge la fonte, "includerà una riforma dell'Iva, un pacchetto di investimenti e un alleggerimento del debito nel lungo periodo", ma "nessuna misura recessiva". "È tempo per i creditori di prendersi le loro responsabilità nei confronti della Grecia", ha chiosato il funzionario, secondo il quale "il problema delle divergenze tra creditori rimane" e "l'intesa sarebbe stata già chiusa se non fosse stato necessario il via libera del Fmi". E il teutonico Schauble risponde: "Il nuovo governo dice: vogliamo mantenere l'euro, ma non vogliamo più il programma. Le due cose non stanno assieme". E specifica: "Non si è fatto un grande progresso nelle discussioni". 

Nessuna notizia è verificabile, neppure quella che sosteneva, due giorni fa, che il governo stava redigendo la bozza di accordo e si sta assistendo alla stessa rappresentazione vista durante i due governi precedenti: Atene che resiste, Bruxelles, Berlino e New York che premono per imporre misure di austerità. Papandreou e Samaras, nonostante le dichiarazioni bellicose, hanno ceduto. Chi non si ricorda lo scatto di orgoglio nazionale di Evangelos Venizelos (governo del socialista Papandreou), quando come ministro delle Finanze cacciò dal suo ufficio di rappresentanti della "Troika", spiegando che le loro richieste non potevano essere accettate dal governo? Come andò a finire? Non ci fu il "lieto fine". Atene accettò le proposte del trio. Oppure, chi non ricorda i colloqui parigini del novembre scorso, con il conservatore Samaras, che fallirono perché Atene non volle imporre ulteriori tagli? La conseguenza fu la caduta rovinosa del governo. 

Che farà Tsipras che, comunque, lotta quotidianamente per arrivare a un compromesso onorevole? Purtroppo, per lui, deve fare anche i conti con le casse vuote e con un partito piuttosto polifonico. Il Presidente della Commissione europea, Jean-Claude Juncker, ha definito Syriza un "partito non normale".  Nel corso dell'intervista gli è stato chiesto se si fidava di Alexis Tsipras. Dopo un silenzio di 14 secondi ha risposto di sì. Facile immaginare le reazioni dei "syrizei". Indubbiamente il clima politico non è molto favorevole per Atene.


  PAG. SUCC. >