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DALLA GRECIA/ Il "portafoglio" che può togliere voti a Syriza

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Alexis Tsipras (Infophoto)  Alexis Tsipras (Infophoto)

Si discute per un accordo "secco" che chiuda definitivamente le trattative, senza ritornare a discutere in autunno, ma si sostiene che "siamo pronti per ogni evenienza". Il coordinatore delle trattative, il vice ministro Efklidis Tsakalotos ha detto che "un accordo sul sì a tutte le richieste non lo firmeremo". "Per i creditori non siamo del tutto prevedibili. Questa è la grande differenza tra noi e Samaras. Per noi la rottura non è un feticcio. Lavoriamo per una buona soluzione, ma tutti sanno che le nostre condizioni sono molto chiare". 

In effetti, Samaras si era dimostrato più morbido e prevedibile nelle trattative. Aveva firmato e fatto votare in Parlamento il Memorandum numero due. Ha varato leggi nello spirito dell'accordo, tuttavia ben poche di queste sono state applicate. Tranne un indiscriminato aumento delle tasse, i tagli a stipendi e pensioni, alcuni licenziamenti nel settore pubblico, la chiusura dell'emittente di Stato (in attivo grazie al canone), tutte le altre riforme (che erano "a costo zero" o portavano contanti nelle casse) sono rimaste lettera morta. 

E prima di lui, la stessa tattica l'aveva adottata il socialista Jorgos Papandreou. Sicuramente quelle riforme votate ma mai applicate hanno di fatto costretto il Paese a vivere in un prolungato stato di crisi economica che oggi è Tsipras a dover gestire. "Cinque anni dopo il primo programma di aiuti continuiamo a parlare di sostegno alla Grecia", ha dichiarato il tedesco Schauble. "La lezione più importante che ci ha dato la crisi è stata, secondo me, che l'euro come moneta comune, così come l'Europa quale unione politica, funzionano soltanto quando tutti si attengono alle regole". Da Dresda, a conclusione del G7, ha ribadito  che "le notizie positive dalla Grecia, non sono coerenti con ciò che sentiamo dalle istituzioni".

Molti si augurano che le dichiarazioni finiscano, che si arrivi a un accordo, che la Patria sia salva, ma nel frattempo svuotano i conti bancari. Secondo i dati della Banca centrale della Grecia, dal novembre scorso a oggi sono stati ritirati 30,6 miliardi euro. Soltanto ad aprile la somma è stata di 4,9 miliardi, continuano i prelievi in questo mese e le banche dispongono oggi di circa 130 miliardi. Diminuito del 2,4% anche il totale dei prestiti a imprese e privati. Il "giorno dopo" il governo dovrà farsi carico di rimettere in piedi il Paese. 

Nel frattempo arriva l'estate, tempo dei "bagni del popolo" (espressione nata con il governo di Andreas Papandreou), con l'autunno si dovrà mettere mano al portafoglio per imposte (tante e pesanti) e gabelle. Soltanto allora si saprà quanti sono ancora dalla parte di Syriza e quanti entreranno nella schiera degli "indecisi", in attesa di una ripresa economica. Di sicuro Tsipras dovrebbe avere del tempo, tempo che però non è compatibile con la logica di breve e brevissimo periodo che muove la speculazione finanziaria.



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