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CRISI GRECIA/ La "fiction" che ostacola l'accordo coi creditori

Pubblicazione:domenica 31 maggio 2015

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I problemi con le fughe dalla realtà, è noto, sono che questa è molto veloce. E prima o poi ti piglia. La crisi greca è prima di tutto questo.  Una lunga fuga collettiva iniziata con la campagna elettorale di Syriza e finita il 12 maggio di questo mese quando il governo di Atene, versando una rata da 750 milioni di euro al Fondo monetario internazionale non dalle proprie tasche ma da quelle dello stesso Fondo (il suo capitale sociale detenuto dalla banca centrale ellenica), avrebbe dovuto essere dichiarato "diversamente solvente", tecnicamente in default. Oggi si tratta alla morte da posizioni più ragionevoli per evitare un esito drammatico che nessuno vuole, ma certo l'originaria velocità di fuga dal reale era impressionante. 

Se prometti la fine dell'austerità e la cacciata della troika (i tuoi finanziatori, Fmi, Ue e Bce) seduto sulla dinamite di un debito al 175% del Pil, senza avere accesso ai mercati dei capitali, sei passato dalla tragedia alla commedia in un fiat. Da Eschilo ad Aristofane senza accorgerti. Ma qualunque sia l'epilogo, questa è anche una storia molto istruttiva, degna di Esopo. La storia di un grande bivacco e di una grande illusione. 

Entrando nell'euro e grazie a esso, la Grecia è cresciuta a ritmi vertiginosi dal 2000 al 2007 con punte del 6% nel 2003 e di oltre il 4% solo nel 2006. Il reddito pro-capite è passato dai circa 12.000 dollari del 1999 (esordi della moneta comune) ai 30.858 del 2008. Nello stesso anno la disoccupazione era al 7,8%. Una ricchezza letteralmente piovuta dal cielo. Un gigantesco banchetto in cui non si è lesinato un posto a tavola a nessuno. Dai dipendenti pubblici che hanno visto i loro stipendi aumentare del 240% dal 2000 al 2009. Ai pensionati: oltre il 17% di spesa sul Pil con generose pensioni calcolate su base retributiva ed età intorno ai 60 anni prima degli interventi successivi. Pensioni di invalidità (e del settore dell'agricoltura) che nel 2010 fanno pensare a una piaga biblica con 320.000 assegni di questo genere (pari al 14% di tutti i trattamenti erogati nel Paese). Singolari prebende come la pensione di reversibilità alle figlie nubili o divorziate di un ex-dipendente statale. In cui naturalmente la parte del leone al desco apparecchiato dall'Europa l'hanno fatta quelli che già avevano. Si stimano nelle casse svizzere depositi per 60 miliardi di euro riconducibili a cittadini greci. È noto infatti che il Paese è sprovvisto di un'amministrazione fiscale degna di questo nome e che il Pil sommerso è oltre il 30% in più di quello ufficiale (fonti Osce). Naturalmente questi soldi non c'erano. Erano denaro in prestito. Il frutto di imponenti passivi di bilancio in buona parte occultati. 

Nel 2004 gli organi greci denunciavano un rapporto deficit/Pil dell'1,2% mentre era al 5,3%. Nel 2009 il nuovo premier George Papandreou (Pasok) annunciava che i conti erano stati truccati dal precedente governo e che per quell'anno il rapporto deficit/Pil si sarebbe attestato intorno all'esorbitante cifra del 12%. In realtà si scoprì che era arrivato al 15,4%, quando il direttore dell'istituto nazionale di statistica greco "confessò" e per questo, da perfetto capro espiatorio, fu incriminato. 


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