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FINANZA/ Grecia e Trattati, le sviste di Renzi sull'Ue

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La causa principale è l’eccessiva burocratizzazione del sistema che ha fatto sì che non sia ancora stata attuata un’Agenzia nazionale del lavoro.

 

E quindi?

Nel momento in cui a livello europeo si studiano meccanismi non efficaci, ovviamente non vi sono risultati. A quel punto bisogna sopperire con provvedimenti interni. Non ha senso quindi che Renzi chieda un sistema comune di sussidi alla disoccupazione se poi questi non funzionano.

 

Prima ha detto che Renzi non è stato abbastanza deciso nel difendere la crescita. Perché?

Perché mi sarei aspettato una maggiore apertura verso la Grecia da parte sia di Renzi sia di Hollande. Non bisogna mai dimenticare che i due principi fondamentali dell’Unione Europea sono la solidarietà e la sovranità condivisa.

 

Per Renzi non è necessario cambiare i Trattati Ue. Lei è d’accordo?

No. I Trattati Ue sono stati elaborati da Francia e Germania e di fatto tendono ad avvantaggiare prevalentemente le nazioni del Nord Europa. Draghi a Cintra ha dichiarato che è necessaria “una condivisione dei rischi e della sovranità nazionale, un coordinamento delle riforme e un consolidamento delle politiche fiscali”.

 

Che cosa c’entra questo con i Trattati?

Si dice sempre che l’obiettivo è la creazione di un’Europa federale, eppure il Trattato di Maastricht prevede un divieto assoluto di mutualizzazione del debito a livello europeo. E’ un vero e proprio paradosso in quanto il primo passo verso la creazione dello Stato federale Usa è stata proprio la mutualizzazione del debito.

 

Di che cos’altro ci sarebbe bisogno?

Di un coordinamento delle riforme. L’Europa sostiene sempre che le riforme sono necessarie, il problema è capire quali riforme e soprattutto come vadano attuate. Quando fu introdotta la legge Fornero, Angela Merkel disse che era fatta così bene da essere “impressionante”, mentre quella riforma sta rivelando molte falle.

 

(Pietro Vernizzi)



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COMMENTI
31/05/2015 - Le convergenze (Moeller Martin)

La strada scelta dall'Europa è quella della convergenza, ovvero i singoli stati si impegnano nella loro indipendenza a raggiungere un obbiettivo unitario come premessa per poter procedere ad una maggiore integrazione fra stati. Si tratta di una scelta intelligente e già di per sè ardita (vedi opposizione britannica e non solo) che permette ai singoli stati di operare nel rispetto delle diverse popolazioni nazionali. Attualmente l'economia è il tema centrale vista la situazione precaria in cui versano molti stati europei e l'obbiettivo è fissato dal fiscal compact. Assistiamo purtroppo a paesi come l'Italia che, pur avendo condiviso questa scelta, si dimostra incapace nel operare di conseguenza. Dovevamo tagliare le spese e invece abbiamo aumentato le tasse, dovevamo riformare il mercato del lavoro e invece abbiamo creato nuove occasioni di sottobosco a spese dello stato. I sussidi alla disoccupazione funzionano benissimo nei paesi Europei che da sempre ne sono dotati così come la bocciatura della legge Fornero da parte della consulta italiana è un problema tutto nostro e non dell'Europa ne tanto meno della Merkel. Diamoci quindi una mossa anche perchè nessuno pagherà i nostri debiti o finanzierà il nostro sistema sociale ed oltre tutto è inevitabile che i paesi convergenti procederanno con l'integrazione lasciando fuori quelli non in regola dando vita ad un'Europa a due velocità. Non farne parte sarebbe un danno enorme per un paese come l'Italia.