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SPILLO/ Le "magagne" delle imprese che frenano la ripresa

Pubblicazione:domenica 31 maggio 2015

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Quelli di Confartigianato, dall'Auditorium di Expo 2015 a Milano per l'assemblea nazionale, non lo mandano a dire: "Meno annunci, meno personalismi, meno tweet ma più attenzione alla realtà, maggiore ascolto, più cambiamenti concreti". Dal palco della manifestazione il presidente Giorgio Merletti invita a "guardare alla realtà: guardiamo proprio a Expo e al lavoro che ha generato, all'economia che ha mosso e sta muovendo a Milano, in Lombardia, in Italia".

Traccia pure la road map Confartigianato per uscire dalla crisi: "Cominciare subito e dalla priorità assoluta: la riduzione del peso delle tasse". Merletti ricorda che "tra il 2005 e il 2015 l'Italia, tra tutti i paesi europei, ha subìto il maggiore aumento della pressione fiscale: il risultato è che oggi paghiamo 29 miliardi di tasse in più rispetto alla media Ue, pari a un maggior costo di 476 euro pro capite". Dopo aver tagliato le tasse, dice Merletti, bisognerà "continuare sui fronti della burocrazia, del credito, del mercato del lavoro, delle infrastrutture, dell'innovazione, dei ritardi di pagamento della Pubblica amministrazione".

Un fiume in piena sul fronte della Pubblica amministrazione, ha pure sostenuto la necessità di semplificare la burocrazia per le imprese, perché "dobbiamo ricordare quanto danno fa al Paese, ai cittadini e alle imprese il peso della corruzione. È dalla vessazione burocratica che nasce la mazzetta". Ricapitolando: piove, Governo ladro!

Senza andare troppo per il sottile sul Jobs Act, gli artigiani in coro chiosano: "L'occupazione non si crea per decreto; se le imprese non hanno lavoro, non possono nemmeno offrirlo". Vero! Anzi, di più, lapalissiano! Tanto che viene voglia di dare una sbirciata, su come stiano i fatti, a quei dati forniti lo scorso anno dalla consorella Confcommercio: il reddito disponibile delle famiglie italiane nel 2013 torna ai livelli di 25 anni fa. In quello stesso anno, quel reddito ammontava a 1.032 miliardi di euro, rispetto ai 1.033 del 1988.

Orbene, anzi ormale, questo significa che fino a ieri le "organizzazioni datoriali" non hanno dato reddito adeguato, hanno tenuto i portafogli stretti. Non paghi, oggi vogliono indietro pure quello dato allo Stato. Sì, quello che serve per fare la spesa pubblica.


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COMMENTI
31/05/2015 - Fare i conti a fine mese (Moeller Martin)

A parte la solita litania della crescita fatte dalle spese e non dalla produzione, sarà bene ricordare che le imprese devono fare i conti a fine mese quando scadono le fatture dei fornitori, gli stipendi e le rate dei mutui/crediti in banca. Non rimane spazio per le idiozie!