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CRISI GRECIA/ Il "piano d'emergenza" che non basta per l'Italia

Pubblicazione:lunedì 4 maggio 2015

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Spieghiamo perché. Anche se dal 2009 in Europa hanno tutti imparato molto su come trattare le crisi, molti strumenti sono ancora in fase di messa a punto. Dei tre pilastri che avrebbero dovuto reggere l’unione bancaria ne funziona solo uno, il secondo (il meccanismo per risolvere i dissesti bancari) è così complesso che probabilmente non verrà mai utilizzato, il terzo (la garanzia comune sui depositi) pare abbandonato. Il Quantitative easing è appena iniziato e verosimilmente i suoi effetti si avvertiranno maggiormente nei paesi con i più alti tassi di produttività che sugli altri. Il Piano Juncker pare ancora nel grembo degli dei. Le nuove agenzie sono in fase di allattamento.

Occorre quindi rafforzare questi strumenti, ma ciò richiede tempo. Una società di ricerche tedesca, la Sintex, ritiene che la Grecia sarò fuori dall’eurozona, volente o nolente, entro i prossimi 12 mesi. In effetti, non ci sarebbe mai dovuta entrare se si fosse ascoltato il parere tecnico dell’Eurostat. Le conclusioni della Sintex sono risultato di analisi dell’azienda e di un sondaggio tra operatori finanziari. Hanno una valenza politica importante.

Con Tsipras e i suoi colleghi, occorre ora traccheggiare, non perdersi in baci e abbracci e altre scemenze. Da un lato, si guadagna tempo per rafforzare il sipario anti-incendio. Da un altro, si prepara un’uscita della Grecia meno dolorosa per tutti.



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