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SPY FINANZA/ Usa, le manovre che aiutano (solo) Wall Street e i più ricchi

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E vogliamo parlare della classe media, il baluardo della società statunitense. Bene, sei anni di Qe e Wall Street a massimi ci regala quanto segue: il tasso di proprietà immobiliare è sceso ai minimi da 25 anni, ovvero il concetto di middle class è stato completamente disintegrato dalle politiche della Fed, di fatto arrivando al paradosso di aver innescato un processo di proletarizzazione del ceto medio a tutto vantaggio delle classi già privilegiate, come ci mostra il primo grafico a fondo pagina.

Se infatti crolla il numero di proprietari di casa, aumenta quello di proprietari di auto di lusso. La Maserati, infatti, sul mercato Usa è passata da meno di un migliaio di automobili vendute nel 2002 al record di quasi 13mila nel 2014, dubito grazie agli acquisti di famiglie monoreddito del Maryland o dell’Ohio e più facilmente di banchieri o broker di Wall Street, reali beneficiari del Qe.

E ancora, nel 2013 il 31% degli americani dichiarava di non aver intenzione di comprare un casa nel futuro prevedibile, mentre quest’anno il tasso è salito al 41%. E vogliamo parlare della bolla dei prestiti studenteschi? Stando a Bloomberg e alla Federal Reserve Bank of New York, solo il 37% degli studenti negli Usa con un mutuo scolastico è in pari con i pagamenti, tanto che Moody’s ha messo in guardia gli investitori rispetto alla possibilità concreta che possano dover attendere più del previsto per rivedere il loro denaro, visto che solo questo mese l’agenzia di rating potrebbe abbassare il ranking su 3 miliardi di dollari di debito top-rated proprio in vista del rallentamento nel pagamento del capitale e del non ricevimento di interessi. E stiamo parlando di un mercato da 1,2 triliardi di dollari, il cui eventuale fallout potrebbe propagarsi ovunque, dal mercato immobiliare alle spese personali.

E ancora, il gigante Procter&Gamble ha annunciato il taglio di 6mila posti di lavoro: sintomo che l’economia reale è in salute? McDonald’s, poi, ha annunciato un piano per la chiusura permanente di 700 punti vendita definiti “poco performanti” nel corso di quest’anno: chiudere ristoranti dove pranzi o ceni con 5 dollari è sintomo di salute dell’economia reale Usa? Stando a calcoli indipendenti, poi, le proiezioni parlano della chiusura o delle vendite del 50% delle compagnie di fracking legate al comparto shale entro la fine di quest’anno.

E le vendite al dettaglio? Mai calate così rapidamente come dall’ultima recessione, così come il dato di vendita wholesale, gli ordinativi industriali e il respingimento di nuove richieste di credito (tutte voci che ho documentato anche con grafici nelle scorse settimane). Infine, l’export Usa ha visto crescita negativa a causa del dollaro forte per la prima volta dall’ultima recessione, mentre il 61% degli americani sta vivendo “paycheck to paycheck”, ovvero vede il proprio salario completamente prosciugato dalle spese e non risparmia nulla o quasi. E infatti, l’assenza di crescita nell’introito personale negli Usa a marzo (5 previsioni fallite al ribasso delle ultime 7) ha portato il livello dei risparmi al minimo da inizio anno, passando dal 5,7% al 5,3% e andando a incidere a cascata sul dato su base mensile della spesa per beni durevoli e non durevoli, come ci mostra il secondo grafico.

 

 


COMMENTI
04/05/2015 - Denaro alla economia reale (Renato Mazzieri)

Bisogna dare denaro sulla fiducia e senza interessi all'economia reale.