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Economia e Finanza

FINANZA E POLITICA/ Ue e spread, la "doppia sveglia" per Renzi e Gutgeld

Il presidente della Commissione Ue, Jean-Claude Juncker (Infophoto)Il presidente della Commissione Ue, Jean-Claude Juncker (Infophoto)

Reputo significativo il fatto che lo spread, dopo essersi ridotto scendendo sotto quota 100, ora sia in risalita. Nel 2014 abbiamo risparmiato 2 miliardi sulla spesa per gli interessi sul debito. Certamente avremo un risparmio anche nel 2015, ma se lo spread resterà stabilmente sopra i 100 punti la cifra su cui potremo contare sarà minore. Sono tutte cose con le quali dovremo fare i conti.

 

Dopo la sentenza della Consulta sulle pensioni, come riusciremo a giustificare il nuovo buco di fronte a Bruxelles?

Il negoziato con la Commissione Ue sulla flessibilità è sempre ancorato alla logica dello “zero virgola”, ma rimane pur sempre importante dal punto di vista politico. Al momento non ci sono le condizioni per riaprire procedure di infrazione sul deficit dell’Italia, ma ci aspetta comunque un negoziato difficile. Come lei ha ricordato dovremo infatti andare a spiegare come riempiremo il buco che si è aperto dopo la sentenza della Corte costituzionale sulle pensioni.

 

Che cosa deve fare il governo di qui alla Legge di stabilità di fine anno?

Il governo deve accelerare sulla strada delle privatizzazioni e della spending review. Occorre un’operazione verità per mettere in cantiere una somma significativa, che non sia il solito ritocco per trovare 500 milioni di qui e 800 milioni di là. Bisogna ridurre realmente il peso e il perimetro dello Stato.

 

Il governo riuscirà a trovare questo cambio di passo?

La sentenza della Corte costituzionale sulle pensioni dovrebbe servire appunto a suonare la sveglia al governo, che se rimane nel recinto della politica economica portata avanti finora avrà dei margini di manovra molto limitati. Non dobbiamo dimenticare che Renzi ha promesso di insistere sulla riduzione delle tasse, in particolare su quelle che gravano sul lavoro. Per mantenere le promesse occorrono molte risorse, e l’unica manovra proponibile è una spending review che anche dal punto di vista mediatico riscuoterebbe un grande consenso.

 

(Pietro Vernizzi)

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