BENVENUTO   |   Login   |   Registrati   |

Economia e Finanza

SPY FINANZA/ Le "micce" pronte a far saltare i mercati

Sui mercati sembra non esserci più un clima rialzista e di fiducia. Anzi, ci sono diversi elementi per temere una forte correzione. Ce li illustra MAURO BOTTARELLI

InfophotoInfophoto

Giganti con i piedi d'argilla, ecco cosa sono oggi i mercati. Uno in particolare, quello cinese. Guardate infatti i primi tre grafici, ci mostrano quale sia il livello di esposizione al trading sui margini nelle Borse di Shanghai e Hong Kong, ovvero quanto la gente stia di fatto indebitandosi per comprare equities come se non ci fosse un domani. Il problema è che c'è sempre un intoppo in dinamiche simili, ma, soprattutto, c'è sempre il momento in cui qualcuno con ancora un po' di sale in zucca cerca di porre un freno all'isteria collettiva prima che sia tardi. Detto fatto, l'altra notte la Shanghai Securities News dava notizia del fatto che la Huatai Securities e la Tebon Securities avevano alzato i requisiti sul margine per il trading e la vendita allo scoperto «per controllare meglio i rischi», presto seguite anche dalla Haitong Securities che tagliava il quantitativo di securities che i clienti potevano utilizzare come collaterale per il trading sul margine e lo short selling. Reazione del solidissimo mercato cinese, supportato da fondamentali d'acciaio? Un sobrio -4% per Shanghai e un -1,30% per Hong Kong. 

Era proprio necessaria quella mossa, ovvero placare con una doccia gelata gli entusiasmi bollenti di casalinghe e guardiani notturni divenuti professionisti del trading on-line? Decisamente sì, perché stando a una simulazione operata da Macquarie Bank la follia collettiva di operare sul margine aveva portato a una situazione in base alla quale gli investitori potevano prendere a prestito fino a 86 yuan su ogni 100 che avevano di collaterale, portando a una crescita teorica del margin debt da 1,7 triliardi di yuan attuali a 9,4 triliardi, un aumento del 461%, come ci mostra il quarto grafico. E attenzione, perché stiamo parlando di un mercato - quello cinese - che già oggi vede il margin debt al 3,2% della capitalizzazione di mercato totale, qualcosa che fa impallidire la bolla azionaria giapponese. 

Cosa vi dicevo pochi giorni fa? Forse l'hanno capito, ammesso che non sia tardi (quantomeno per parecchi trader-fai-da-te che rischiano di perdere tutto e restare con il cerino in mano). Ma se la Cina ha i suoi guai, l'Europa li nasconde (fino a quando potrà). L'altro giorno, infatti, la Bce ha reso noti i risultati del programma di acquisto obbligazionario (Qe) per il mese di aprile, sempre nella granitica convinzione che la data del settembre 2016 rimanga come termine finale della monetizzazione del debito. Ma torna la domanda che mi sono posto prima ancora che il Qe partisse: ci sono sufficienti bonds per garantire acquisti per oltre un anno? O, meglio, se anche ci fossero sufficienti obbligazioni eligibili all'acquisto, per ragioni regolatorie, di liquidità o puramente tecniche, non si rischia di incorrere nel problema inverso, ovvero la scarsità di venditori disponibili a cedere a ogni prezzo di quella carta, sempre ricordando lo yield minimo del -0,20% entro il quale l'Eurotower può comprare? 

Guardate il quinto grafico, ci mostra come in superficie paia tutto a posto: dopo i 47,4 miliardi di securities acquistate in marzo, ad aprile la Bce ne ha acquistate per un controvalore di 47,7, un aumento di 300 milioni di euro mese-su-mese che ha portato il totale a 95,1 miliardi. Anche scomponendo gli acquisti per nazione non si rivela nulla di sostanziale, con la Germania a fare la parte del leone, visti che sono stati 11,1 i miliardi di Bund acquistati, in leggerissimo aumento da marzo.