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SPY TELECOM/ Il "patto" con Fastweb e gli interessi degli americani

Pubblicazione:giovedì 7 maggio 2015

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A Telecom Italia sostengono invece da sempre una linea diversa. Dicono di aver bisogno di conservare la proprietà integra ed esclusiva della rete telefonica, il che ricorda tanto la linea sostenuta per anni da Paolo Scaroni quando era presidente dell'Eni per non vendere allo Stato la Snam, salvo poi venderla facendosela pagare assai bene e attualizzando così in un'unica soluzione i proventi attesi nei successivi vent'anni! Perché anche Telecom non fa così?

A pensar male s'indovina. I critici di Telecom dicono che conservando la proprietà della rete fissa, l'ex Sip riesce assai meglio a difendere le sue quote di mercato perché gioca d'anticipo nell'erogare i servizi a valore aggiunto ai clienti rispetto ai suoi concorrenti che hanno, sì, il diritto di utilizzare la stessa rete pagando il canone, ma - per capirci - non ci si muovono mai, dentro, con la stessa comodità del "padrone di casa". Ecco: la differenza tra l'uso che fa Telecom della sua rete con l'uso che può farne un concorrente è simile a quella che c'è tra il modo sicuro e disinvolto con cui un proprietario usa la sua casa e quello con cui la usa un inquilino in transito… 

Ecco perché oggi la concorrenza sulla telefonia fissa in Italia è così debole, ed ecco perché è così insoddisfacente per estensione e qualità la banda larga, rimessa quasi del tutto all'iniziativa di Telecom, che fino a ieri non aveva quattrini per investirci e potenziarla quando avrebbe da tempo necessitato!

Quel "quasi del tutto" si riferisce appunto alle eccezioni di Metroweb e Fastweb, due società nate nel '99 dall'iniziativa di Francesco Micheli e Silvio Scaglia e poi cedute, la prima alla Cassa depositi e prestiti e la seconda a Swisscom. Ebbene, oggi Telecom negozia - pare con rinnovate chance di successo - per acquisire da Cdp il controllo di Metroweb e da Swisscom una collaborazione strategica in Fastweb che sembra preludere a sua volta aduna semi-acquisizione. Insomma, Telecom asso pigliatutto. E la concorrenza si freghi.

Ma c'è di più. Cos'è cambiato in Telecom, che sembra morsa dalla tarantola dell'iniziativa, che sembra aver ritrovato una capacità d'investimento che eravamo abituati a considerare limitatissima, che è sempre sui giornali con annunci positivi?

Beh, sono cambiate due cose fondamentali. Innanzitutto, Mediobanca non conta più niente all'interno dell'azienda, dopo averne per sette anni condizionato le strategie: e si sa che Mediobanca ha spesso sortito un effetto paralizzante sulle sue partecipate, da Generali a Impregilo, da Rcs ad, appunto, Telecom, riconducendone forzatamente le strategie a interessi e disegni generali sempre costrittivi e mai appropriati. E con Mediobanca, si è sfilata Telefonica che, grazie alla stessa Mediobanca, pur essendo acerrima rivale di Telecom si era ritrovata nel ruolo di suo socio-guida, che aveva cinicamente esercitato tarpandole in tutti i modi le ali. Tra avere i padroni sbagliati come prima, e non averne affatto come oggi, è molto meglio oggi.


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