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SPY TELECOM/ Il "patto" con Fastweb e gli interessi degli americani

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La seconda cosa positiva per Telecom è l'arrivo al vertice di Giuseppe Recchi. Non è un genio universale, e non è un mostro di strategia. Però non è ricattabile, ha energia, e molta voglia di affermarsi brillantemente dopo la fase grigia di una presidenza senza poteri all'Eni. Ma questo non basta ancora a spiegare come, oltre alla personale visibilità di Recchi, sia oggettivamente Telecom a essere tornata all'iniziativa, a star migliorando i conti e a essere di nuovo a centro campo.

Basta la spiegazione numero 1, quella cioè di non avere più un padrone inadeguato, a motivare la rinascita? Nossignore. Né bastano a motivarla le personali capacità di Recchi. La verità è dunque probabilmente diversa, e cioè che Recchi garantisce una platea di interlocutori americani - con cui è in rapporti storicamente ottimali - che guardano a Telecom come a un'appetitosa opportunità. E che più presto che tardi se la compreranno. Più presto che tardi, perché se no, di questo passo, l'azienda si valorizzerà in Borsa troppo per i loro gusti.

Speriamo che Andrea Guerra e Yoram Gutgeld - i due consiglieri economici principali del premier - stiano spiegando queste cose a Renzi, tanto che lui sappia cosa si sta profilando, ovvero la vendita agli investitori stranieri di un gruppo che ha la parola "Italia" nella ragione sociale e che per questo appena tre anni fa non si volle vendere ai cinesi di Hutchison Whampoa che voleva comprarselo. Un gruppo che controlla sempre più monopolisticamente se si attira nella sua orbita Fastweb e Metroweb, la rete "più strategica" del Paese. Ma chi conosce le cose dall'interno sa che Guerra e Gutgeld hanno molti amici americani.

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