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UE E PENSIONI/ Le "sentenze" che mandano l'Italia in recessione

Matteo Renzi (Infophoto) Matteo Renzi (Infophoto)

L’effetto moltiplicatore dell’aumento della tassazione porterebbe l’Italia non soltanto a non crescere, ma a registrare una decrescita del Pil dell’1,1-1,3%. Ciò a dimostrazione del fatto che i governi italiani non hanno la capacità di provvedere all’equilibrio dei conti pubblici se non a brevissimo, anche con provvedimenti che risultano essere incostituzionali.

 

Va superata quest’ottica che ragiona solo sul breve periodo?

Sì. È il caso che i governi italiani inizino a ragionare in termini non di mesi, ma di anni. Questo è però impossibile fino a quando dovremo stare dietro ai dettami europei. D’altronde sappiamo che i governi italiani sono in carica a tempo limitato, ma non hanno la capacità di portare a termine una legislatura e quindi di porre in essere programmazioni valide e corrette di politica economica. Lo stesso Monti era stato inviato come “commissario liquidatore” della Troika. Anche il provvedimento sulle pensioni bocciato dalla Consulta va visto nell’ottica di tamponare sul momento una situazione a favore dei nostri creditori, e non certo dell’Italia.

 

Nel concreto di quale tipo di interventi c’è bisogno?

L’unione monetaria ha “evirato” l’Italia, privandola di qualsiasi strumento autonomo di politica economica tarata sulle nostre esigenze. Nel breve l’unico provvedimento possibile è quindi quello di andare a deficit, come hanno fatto i governi francese e spagnolo. Il surplus di deficit andrebbe dedicato agli investimenti produttivi per un rilancio effettivo dell’economia. È lo Stato che deve incentivare la ripresa economica con investimenti anche coraggiosi.

 

Il governo Renzi ha investito sul bonus da 80 euro. È stata la scelta giusta?

Il bonus da 80 euro è stato solo un investimento elettorale, e non certo produttivo per il Paese. Ciò di cui c’è bisogno è altro. Nel comparto delle costruzioni bisognerebbe fare ripartire le manutenzioni, a cominciare dalle opere infrastrutturali che sono completamente abbandonate. Già questo basterebbe, senza ulteriormente depauperare il territorio colpito dall’edilizia selvaggia dei decenni passati. Un’opera di manutenzione delle opere pubbliche produrrebbe un effettivo moltiplicatore di rilancio del comparto costruzioni. Occorre inoltre la messa in sicurezza e la bonifica del territorio, un’operazione che non è mai stata fatta ma che libererebbe risorse ed energie formidabili per il rilancio della crescita in Italia.

 

(Pietro Vernizzi)

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