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DALLA GRECIA/ Il rebus della "linea rossa" che decide il futuro di Atene

Pubblicazione:venerdì 8 maggio 2015

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Juncker è riuscito, con un'abile mossa politica, a inchiodare la sedia di Tsipras al tavolo dei creditori, ma non è dato per certo che il primo ministro possa fare altrettanto con i suoi compagni, per nulla convinti delle ultime mosse politiche del Premier. Ma questo aspetto "interno" del problema non riguarderà l'Europa, quanto il primo ministro, il quale sta preparando il terreno in vista dell'accordo con i creditori. Deve insomma convincere i "duri e puri". 

Sarà per questa ragione che ieri il portavoce del governo ha precisato che l'esecutivo ha posto la sua "linea rossa" e che si aspetta che in questo quadro verrà raggiunto un accordo, e ha chiarito che non si parla in nessun caso di un taglio alle pensioni. Le dichiarazioni contraddicono in parte il comunicato congiunto Tsipras-Juncker, ma servono come alibi per la sinistra che deve recitare il suo ruolo di portavoce delle masse popolari. È forse un gioco delle parti ben organizzato e gestito. Lo scopriremo più avanti nel tempo, quando si capirà se il governo Tsipras ha una solida maggioranza parlamentare. 

Finché si tratta di negoziare a schiena dritta tutto fila liscio nell'alleanza tra sinistra radicale e neo-nazionalisti. Fuori da questo perimetro il patto potrebbe scricchiolare. Ieri, tre ministri di Syriza hanno inserito, in un disegno legge da votare oggi, un emendamento che riguarda la costruzione della moschea di Atene (i finanziamenti sono stati stanziati, ma finora nessun costruttore si è fatto avanti). Noi non la voteremo, hanno chiarito immediatamente i deputati alleati dei "Greci Indipendenti". 

Quando la Grecia ritornerà un Paese "normale" le frizioni saranno molte e alcune dolorose. Allora e soltanto allora sapremo se Tsipras e il suo governo avranno un futuro.



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COMMENTI
08/05/2015 - sempre e comunque supercazzole sulla Grecia (Pietro Sita)

L'unione europea (in minuscolo come tutte le cose che NON meritano rispetto)non vuole ammettere il fallimento della Grecia perché equivale ad ammettere non solo il fallimento del progetto europeo, ma quello che è peggio, il fallimento di un sistema finanziario e monetario mondiale. Non so perché nessuno ricorda le parole che Rigor Mortis monti (professorone della bocconi e senatore senza merito ); quando fu siglato il secondo salvataggio della Grecia disse: il successo dell' europa è sancito dal salvataggio della Grecia. Quello attuale sarebbe il TERZO salvataggio (si fa per dire). La Grecia era già fallita allora. Adesso si cerca di dare la colpa a Tsipras che giustamente sta cercando di trattare per non peggiorare ulteriormente le condizioni miserrime del popolo messo alla fame dalla troi(k)a. L'unione europea si sta comportando come il peggiore degli usurai e in questo caso, non ci si può neppure rivolgere ad un tribunale per avere protezione. L'america e l'europa temono che accettare il fallimento della Grecia porti ad un altra crisi finanziaria: questa è la dimostrazione che tutte le politiche monetarie effettuate dal 2008 sono sbagliate. Se il fallimento di un piccolo paese reca sconquassi mondiali non viene il dubbio che bisogna mettere le mani ad una drastica riforma monetariacon una nuova Bretton Wood? Il problema è che nessun bankster e nessun politico vuole ammettere questo fallimento globale dopo le promesse mirabolanti dell'ultimo decennio del secolo scorso.