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DALLA GRECIA/ Il rebus della "linea rossa" che decide il futuro di Atene

Un accordo di massima sembra essere ora vicino tra Grecia e creditori, ma non è detto che Tsipras riesca a farlo digerire alla sua maggioranza, spiega SERGIO COGGIOLA

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Doccia scozzese? No, doccia ateniese. Nel giro di 48 ore si è passati dalle minacce di una "rottura" a un comunicato congiunto di Tsipras e Juncker in cui si sottolinea che le trattative proseguono. Anzi sono stati fatti numerosi "progressi", al punto che oggi potrebbe essere comunicato il raggiungimento di un accordo di massima. Centoquarantanove parole abbastanza generiche, ma che indicano il cambio di passo del governo. 

Messo alle strette, Tsipras ha ceduto e ha scavalcato la sua "linea rossa". E infatti, scritto nero su bianco, nel comunicato si parla di pensioni, lavoro e "valutazione" del programma di finanziamento (come hanno sempre chiesto i creditori: prima la valutazione dei conti pubblici e poi la riscossione del prestito di 7,2 miliardi). Parola, quest ultima, che il governo Tsipras non ha mai pronunciato, in ragione del suo rifiuto di riconoscere come ancora attivo il secondo Memorandum. Si tratterà di capire quale lessico verrà usato: si tratterà della quinta valutazione prevista dal precedente programma oppure della prima valutazione in base agli accordi del 20 febbraio? Il portavoce del governo, ieri, non è stato chiaro al riguardo. Si parla inoltre di "modernizzazione" del sistema pensionistico, che sia sostenibile, ma che deve "evitare la povertà degli anziani". E infine i rapporti di lavoro che dovrebbero soddisfare "i più alti standard europei". 

Ad accompagnare questa dichiarazione congiunta è stato anche un comunicato, pure questo congiunto, della ex Troika (Europa, Bce e Fmi) in cui si registra la convergenza tra le diverse posizioni: "Condividiamo lo stesso obiettivo" . In cambio di queste concessioni, Atene è pronta a discutere di privatizzazioni, della modifica delle aliquote Iva, del blocco degli stipendi e delle pensioni anticipate, del mercato dell'energia, di nuove tasse per i ricchi, del mantenimento della tassa sulla prima casa: almeno queste sono le prime ipotesi che circolano. Di sicuro, Tsipras dovrà correggere alcune sue promesse elettorali. 

Ovviamente non si tratta di un accordo, ma di un messaggio che le due parti hanno trovato un minimo comun denominatore per un "percorso condiviso", insomma una "road map". Primo passo sarà una dichiarazione del "work in progress" verso la soluzione delle trattative durante l'Eurogruppo, chiave per aprire le casse della Bce e per gettare le basi per il "grande accordo" di fine giugno, in cui si dovrà discutere della ristrutturazione del debito e di un programma di sviluppo dell'economia, ormai moribonda. 

Trovata la sintonia con i creditori, ora Tsipras dovrà prima definire con i creditori le riforme da varare e poi arrivare a un compromesso con parecchi suoi deputati, i quali, in questi tre mesi, non hanno fatto altro che creare confusione e incertezza negli europei e nell'opinione pubblica ellenica. 

Certamente il governo dovrà inaugurare una nuova stagione di "austerità morbida" che non verrà ben accolta dall'ala sinistra del partito, la quale non ha abbandonato la prospettiva di un referendum. Gli incidenti, o i cambi di rotta, sono sempre possibili, tuttavia alla fine del percorso si saprà qual è la reale strategia del governo. Troppe infatti, sono state le giravolte. Ed è da marzo che si dice che l'accordo è vicino. Siamo a metà maggio e tutto è ancora per aria. 


COMMENTI
08/05/2015 - sempre e comunque supercazzole sulla Grecia (Pietro Sita)

L'unione europea (in minuscolo come tutte le cose che NON meritano rispetto)non vuole ammettere il fallimento della Grecia perché equivale ad ammettere non solo il fallimento del progetto europeo, ma quello che è peggio, il fallimento di un sistema finanziario e monetario mondiale. Non so perché nessuno ricorda le parole che Rigor Mortis monti (professorone della bocconi e senatore senza merito ); quando fu siglato il secondo salvataggio della Grecia disse: il successo dell' europa è sancito dal salvataggio della Grecia. Quello attuale sarebbe il TERZO salvataggio (si fa per dire). La Grecia era già fallita allora. Adesso si cerca di dare la colpa a Tsipras che giustamente sta cercando di trattare per non peggiorare ulteriormente le condizioni miserrime del popolo messo alla fame dalla troi(k)a. L'unione europea si sta comportando come il peggiore degli usurai e in questo caso, non ci si può neppure rivolgere ad un tribunale per avere protezione. L'america e l'europa temono che accettare il fallimento della Grecia porti ad un altra crisi finanziaria: questa è la dimostrazione che tutte le politiche monetarie effettuate dal 2008 sono sbagliate. Se il fallimento di un piccolo paese reca sconquassi mondiali non viene il dubbio che bisogna mettere le mani ad una drastica riforma monetariacon una nuova Bretton Wood? Il problema è che nessun bankster e nessun politico vuole ammettere questo fallimento globale dopo le promesse mirabolanti dell'ultimo decennio del secolo scorso.