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SPILLO/ Mps, l'utile di marzo non fa primavera

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Un trimestre con un risultato netto di 72,6 milioni di euro (25 milioni di euro di utili era il consenso della vigilia) dopo una decina abbondante di trimestri in rosso pauroso non può far primavera neppure a Siena ai primi di maggio. Il primo rendiconto 2015 del Montepaschi (al 31 marzo) non è certo “l’ultimo” del lungo purgatorio di Rocca Salimbeni. È certamente il penultimo/ultimo della presidenza Profumo, anche se non è detto che sia l’ultimo del Monte autonomo così come è conosciuto più o meno dal 1472.

È probabile anzi che il “brodino” servito ieri sera alla Borsa dal board Montepaschi esalti i “mohicani” di Siena: quelli per i quali ogni peggio è - per definizione - alle spalle. Anche degli aiuti obliqui prestati dal premier fiorentino Matteo Renzi: il quale non ha avuto esitazioni a vibrare mazzate sulle Popolari a nord dell’Appennino, ma neppure a trasformare in azioni-salvezza i Monti-bond che avevano puntellato l’unica banca italiana finita davvero in dissesto dopo il 2008.

Il Monte viaggerà pure sopra i minimi di Borsa (ma ieri nell’attesa dei dati ha perso l’1,33%), ma ogni barlume di ottimismo è “wishful thinking”: di chi resta ciecamente convinto che quanto è accaduto dentro e attorno la Rocca negli ultimi dieci (o forse trent’anni) si sia chiuso con qualche condanna intermedia all’ex presidente Mussari e a un pugno di funzionari, per capi d’accusa laterali. E con la “bad bank” sulla quale Renzi e il ministro dell’Economia Padoan stanno verificando che la durezza europea è addirittura meno scalfibile di quella sui conti pubblici (per la prima volta in quindici mesi il premier si è scomodato a favore della banche italiane sotto costante attacco “regolatorio” da Ue e Bce).

Ma anche ripulita dalle sofferenze - e in parte guarita dalle falle aperte dai derivati - il Monte resta una banca che non ha più ragione di esistere sulla faccia bancaria italo-europea: troppi gli errori strategici e gestionali accumulati, troppo alzo il prezzo patrimoniale di un risanamento “normale”, troppo elevati i rischi politico-giudiziari: soprattutto quelli per i potenziali “cavalieri bianchi” (parlano per tutti gli avvisi di garanzia a orologeria giunti al presidente di Intesa Sanpaolo, Giovanni Bazoli, e della Fondazione Cariplo, Giuseppe Guzzetti).


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