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SPY FINANZA/ I "fantasmi" che fanno scricchiolare gli Usa

Ieri il dato degli Stati Uniti sulla disoccupazione è stato ben accolto dai mercati. MAURO BOTTARELLI ci spiega perché mostrandoci altri dati sull'economia Usa

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Parafrasando uno degli slogan degli anni della contestazione, Fausto Tonna è vivo e lotta insieme a Washington! Ieri era infatti il giorno della pubblicazione del dato sui nuovi occupati nel mese di aprile e il mercato ha brindato alle 223mila unità rese note dal Bls, più o meno in linea con le attese di 228mila. Peccato che, come ci mostra il primo grafico a fondo pagina, a rendere questo dato anemico un qualcosa da festeggiare ci ha pensato, tanto per cambiare, la revisione del dato di marzo al ribasso, solo 85mila, la lettura più debole dal giugno 2012! 

In compenso, il tasso di disoccupazione generale è sceso dal 5,5% al 5,4%, ma anche qui occorre guardare il dato scomposto per vedere il trucco. Primo, in aprile c'è stato un aumento dei lavori part-time di 437mila unità, comunque la lettura peggiore dallo scorso giugno, mentre i lavori a tempo pieno sono crollati di 252mila unità, il peggior calo da un anno a questa parte. Direte voi, ma come fa a calare il tasso di disoccupazione? Semplice, si rivede il numero della base, visto che come ci mostra il secondo grafico, ad aprile gli americani fuori dalla forza lavoro sono stati 93.194.000, in aumento dal precedente dato di 93.175.000, livello che porta il tasso di partecipazione al 69.45, record in negativo toccato l'ultima volta nel 1977. 

Ma c'è dell'altro, visto che un altro indicatore strettamente controllato dalla Fed in vista del rialzo dei tassi è quello delle dinamiche salariali: bene, la paga oraria ad aprile è salita solo dello 0,1% contro attese dello 0,2% e ancora più in basso dal dato pre-revisione di marzo che era allo 0,3%, mentre dopo l'aggiustatina è stato portato allo 0,2%. Ma va tutto bene, l'America sta economicamente uno splendore! Ormai sbugiardare i dati macro Usa è diventato troppo facile, fanno sempre le stesse cose: revisioni al ribasso e conteggi su basi alterate. Ma tant'è, ai mercati è bastato per guadagnare: d'altronde, sapete che la nuova regola è "bad news is a good news" e siccome chi investe i dati sa leggerli, quello di ieri è un'ulteriore prova del fatto che la Fed non alzerà affatto i tassi a settembre (sempre che non intenda distruggere il mondo), ma anzi si prepara ad ancora un po' di tassi a zero e denaro a pioggia. 

Una manna per chi investe, tanto che il sondaggio mensile sull'umore dei grandi investitori ha visto il tasso di pessimisti scendere ancora ad aprile, al 13,9%. Correzione e poi si stampa? Probabile, ma prima serve un incidente di percorso e le prove generali tenute giovedì mattina sull'obbligazionario sovrano ce lo hanno confermato. Ora guardate gli ultimi due grafici e ditemi se questo è un Paese che può permettersi un rialzo dei tassi: dalla fine del Qe3 i dati macro Usa si sono indeboliti a un livello e con una velocità senza precedenti, tanto che oggi sono solo marginalmente superiori a quelli post-Lehman. E come ci mostra l'ultimo grafico, in passato i fondamentali hanno pesato nelle correzioni.