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Economia e Finanza

CRISI GRECIA/ Dallo Zambia la mossa che può salvare Atene dal default

Tsipras e Varoufakis sembrano aver abbandonato gli ultimatum verso i creditori. GIUSEPPE PENNISI ci spiega come si potrebbe risolvere ora la crisi della Grecia

Yanis Varoufakis (Infophoto)Yanis Varoufakis (Infophoto)

Unicamente Alexis Tsipras e Yanis Varoufakis si illudono che continuare su questa strada convenga loro. Dall’inizio di questa puntata della “saga greca” (la richiesta di un nuovo salvataggio a spese dei contribuenti del resto dell’Unione europea), abbiamo esaminato i tentativi di negoziare un accordo utilizzando come schema di riferimento la “teoria dei giochi”. Da giorni, siamo arrivati al “gioco a ultimatum”, con Atene che minaccia il crollo dell’unione monetaria ove non dell’Ue se la Grecia fosse “costretta” a lasciare l’area dell’euro, mentre il Fondo monetario internazionale (e altri) rispondono che, tutto sommato, si tratterebbe di poco danno.

Nell’ultima settimana, Atene ha insistito che c’erano tutti gli elementi per giungere a un’intesa entro la sera di domenica 31 maggio. La prognosi è stata definitivamente smentita quando è apparso chiaro che Tsipras e Varoufakis intendevano un accoro quadro di massima. Con l’accordo sarebbe arrivato denaro fresco (dal resto dei contribuenti europei) per permettere alla Repubblica Ellenica di pagare la rata di rimborso al Fmi in scadenza il 5 giugno. Naturalmente, al resto dei Governi europei un accordo quadro (i cui contenuti sarebbero stati definiti nelle settimane successive) non sta bene: lo ha detto senza perifrasi il ministro delle Finanze tedesco Wolfgang Schäuble e lo hanno ripetuto gli altri. Lo ha compreso lo stesso Jack Lew, Segretario di Stato degli Usa, il quale aveva posto i propri buoni uffici nel timore che, in caso di fallimento, Atene sarebbe finita nella braccia di Mosca.

Sabato 30 maggio, Il Corriere della Sera (quotidiano che ha spesso guardato alla Grecia con una dose di simpatia) ha pubblicato un’analisi comparata degli esiti del riassetto strutturale effettuato nella Repubblica Irlandese e dei risultati del mancato riassetto strutturale in quella Ellenica. Sempre il 30 maggio, sulla prima pagina del New York Times spiccava il titolo: “Per la Grecia, la scadenza è arrivata; si tenta di annegarla in un diluvio di parole”. The Economist insisteva: “Le chiacchiere devono finire”.

In effetti, il clima è molto cambiato rispetto a qualche settimana fa. Da un lato, il “gioco a ultimatum”, suggerito da Varoufakis, non si fa se la pistola è scarica. Infatti, dopo una trattativa durata tanto a lungo, l’uscita dalla Grecia dall’unione monetaria (o perché decisa da Atene o perché la Repubblica viene espulsa - secondo alcuni giuristi verrebbe messa contemporaneamente alla porta anche dell’Ue) non causerebbe tanti guai. L’Italia è stata presentata come il Paese a più alto rischio di contagio (a ragione dell’elevato debito pubblico e di un Governo tanto più fragile quanto più autoritario); non solo il ministro dell’Economia e delle Finanze Pier Carlo Padoan ha rassicurato che “siamo in sicurezza”, ma l’esperienza storica e recenti analisi economiche mostrano che il rischio di contagio è bassissimo. D’altro canto, la minaccia di un rovesciamento delle alleanze, con la Grecia alleata alla Federazione Russa, è minima: Putin ha fatto capire alle diplomazie occidentali che, con tanti problemi a casa propria e nei dintorni, non è affatto pronto ad abbracciare “i due difficili ragazzi greci”.


COMMENTI
01/06/2015 - Anzichè occuparsi della guerra di Troia (Pietro Sita)

il sig. Pennisi con tutti i suoi titoli accademici perché non ci spiega come funziona il TARGET II e la riserva frazionaria delle banche? Come mai tutti si affannano a sostenere che l'uscita della Grecia dall'euro non sarebbe un problema?? Semplice perché è una supercazzola come tutte le fesserie che escono da questo governo e da questa europa (in minuscolo come tutte le cose che NON meritano rispetto). L'uscita della Grecia comporta il default del debito (che rappresenta l'unica soluzione seria e credibile al problema e la stessa cosa vale per Portogallo, Italia e Francia). Il default porta come conseguenza che i titoli di stato Greci che sono stati usati dalle banche come garanzia necessitano di altro collaterale che le banche non sono in grado di trovare. Ci sono almeno trecento miliardi di euro postati come garanzia per altri prestiti avuti dalle banche. Capite bene che il problema non è la Grecia: sono le banche da qui la necessità che i PROFESSOOORI SPIEGHINO ai cittadini che razza di sistema hanno messo in piedi le elites finanziarie al potere. Magari finchè ci sono spieghino anche come queste elites si sono comprate le classi politiche, affinché facessero leggi che hanno aperto la strada agli abusi della finanza, che hanno permesso alle banche di fare LEGALMENTE bilanci FALSI. Ci troviamo in un sistema MARCIO dove le classi politiche e la finanza pensano a salvare solo i loro privilegi e dispensano supercazzole alla classe media e al popolo che muore. MUOIANO LORO!