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Economia e Finanza

FINANZA/ Il "rapporto Q" che annuncia un'altra crisi

La politica delle banche centrali non sta risolvendo la crisi, ma alimentando bolle, messe ben il luce da un indicatore inventato da James Tobin. Ce ne parla GIOVANNI PASSALI

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Grossi movimenti si stanno preparando sui mercati finanziari. Abbiamo già parlato, nel precedente articolo, della fuga dei capitali dai titoli di Stato, il cui rendimento è sceso ai minimi storici. Un effetto perverso del bazooka di Draghi, che spera così di invogliare gli investitori a investimenti più rischiosi, magari nell'economia reale. Ma il mercato finanziario è terribilmente vasto, troppo vasto, anche per la potenza di fuoco delle banche centrali.

Questa situazione grottesca è stata causata dalle stesse banche centrali che per troppo tempo, ben prima della crisi, hanno concesso liquidità in eccesso, senza curarsi del fatto che così avrebbero inevitabilmente gonfiato delle bolle finanziarie. Poi, con l'arrivo della crisi, per evitare lo scoppio delle bolle, hanno continuato con lo stesso piano che aveva innescato la crisi, solo aumentando le dosi. E così ormai quasi tutti i settori della finanza sono in bolla, tranne poche eccezioni.

Questa situazione paradossale sta innescando sempre maggiori timori che le bolle possano scoppiare, che tutto il castello di carte (questo è in fondo la finanza, un castello di carte di cui si suppone il valore) possa essere spazzato via e ridursi a carta straccia.

Sarà per questo che, dall'inizio del mese, il prezzo dell'oro, il bene rifugio per eccellenza in tempi di crisi, è aumentato in maniera repentina e decisa? Il grafico a fondo pagina parla chiaro. Ancora è certamente troppo presto per dire se si tratta dell'inizio di una folgorante salita. Quello che è certo è invece il clima che si respira sui mercati finanziari. 

Il premio Nobel per l'economia James Tobin aveva inventato un indicatore, detto "il rapporto Q", per verificare se i mercati siano in una situazione di sopravvalutazione. Il rapporto Q calcola se avanzano dei soldi se, con i valori di tutti i titoli, si acquistano tutti i macchinari delle aziende che producono dei beni. Ebbene, a oggi l'avanzo è pari a circa il 10% del valore delle aziende, un valore straordinariamente eccessivo. Simili valori si sono verificati solo durante la bolla precedente alla Grande Depressione del 1929 e durante la bolla del 2000, precedente alla crisi 2001-2003. Secondo Andrew Smithers, ex capo della divisione investimenti di SG Warburg, il "rapporto Q" è tornato di attualità perché illumina le distorsioni di prezzo causate dai vari Quantitative easing.

Hanno salvato la finanza, ma senza cancellare il problema, solo rinviandolo nel tempo e ingigantendolo. E così oggi ci troviamo con i tassi sui Bund tedeschi aumentati del 1300% in un solo mese, mentre la Grecia per restituire un prestito al Fmi usa una linea di credito speciale del Fmi stesso. In altre parole, il Fondo monetario internazionale si trova nella tasca destra quello che gli è stato preso dalla tasca sinistra. Ma quel fondo speciale da cui la Grecia ha attinto dovrà essere ripagato in un solo mese. L'ennesimo problema spostato nel tempo, senza trovare una soluzione vera.