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Economia e Finanza

SPY FINANZA/ I "trucchi contabili" di Usa e Giappone

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Cosa significa? Che si prezza già il Qe4 ella Fed, altro che panico per il rialzo del tassi. Ma pensate che solo l’America sia nei guai? Fate male, perché il Giappone è un fiero concorrente. Le spese dei cittadini nipponici, infatti, si sono inaspettatamente contratte nel mese di aprile su base annualizzata, scendendo dell’1,3% contro le attese di un +3,1% degli analisti, visto che nell’aprile del 2014 si registrò l’aumento dell’Iva. Di più, su base mensile la spesa si è contratta addirittura del 5,5%! Insomma, nonostante il tasso di disoccupazione sia ai minimi da 18 anni, i giapponesi non spendono soldi o lo fanno con un ritmo molto più basso di quello atteso dalle autorità monetarie.

Ma anche nel Sol Levante c’è la sindrome Fed, quindi ecco pronte le giustificazioni: il tempo particolarmente piovoso ha fatto in modo che la gente uscisse molto meno spesso a cena fuori, visto anche l’aumento dei consumi di cibo e beni durevoli. Di più, lo yen debole e le tariffe troppo alte degli hotel stanno scoraggiando i cittadini dal viaggiare. Sarà, però molto aziende hanno presentato profitti record, i prezzi dei titoli azionari sono alle stelle, i salari stanno salendo, ma la gente non spende, soprattutto la mitologica classe media: come mai? Timore di quanto potrà accadere, perché dopo aver sconnesso completamente il mercato obbligazionario più grande del mondo, la Bank of Japan sta di fatto comprando equities come fosse un fondo speculativo, acquistando Etf ogni qualvolta il Nikkei sembra perdere smalto.

Il problema è che così facendo, con le quotazioni dei titoli sempre più alte, anche il portafoglio equity della Banca centrale deve adattarsi in espansione, altrimenti l’effetto placebo finisce e le correzioni cominciano a incorrere. Tanto più che anche l’altro obiettivo dichiarato dell’Abenomics, ovvero stimolare l’inflazione in area 2%, sta arrancando, visto che in aprile l’indice dei prezzi al consumo core (quello che include i prodotti petroliferi ma non il cibo fresco) è salito solo dello 0,3%, in media con le attese del mercato di +0,2% ma ben al di sotto del target fissato dalla Banca centrale. Tanto più che lo yen ai minimi record sul dollaro va a impattare sui prezzi delle importazioni, di fatto operando un offset sui benefici correlati all’abbassamento della bolletta energetica.

Il problema, poi, è che i giapponesi stanno prendendo la brutta abitudine statunitense di truccare i dati, come ci mostra il primo grafico a fondo pagina. Il quale smonta il miracoloso dato che vede oggi il tasso di disoccupazione nipponico al 3,3%, il livello più basso dall’aprile 1997. Paradossalmente, infatti, se il numero di disoccupati in Giappone è calato di altre 20mila unità, il numero di chi ha un impiego è calato di 280mila unità! E come si da allora ad aver un tasso di disoccupazione più basso? Semplice, si fa in modo che il dipartimento statistico del ministero del Lavoro schianti il numero della forza lavoro, scesa ad aprile di 340mila unità dopo il -190mila di marzo e -20mila di febbraio, abbassando così il tasso di disoccupazione.